Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Caro editore, ho pochi fans, per questo dovresti investire su di me

foto marco freccero

 

Caro editore.
Ho pochi fans e per questo dovresti investire su di me.
Per esempio, su Twitter i followers sono meno di 2000. Ho un canale YouTube con 200 iscritti. Ho un blog che fa una media di 60/70 visitatori al dì.
Tu te ne stai lì a recriminare perché i bei tempi non ci sono più. Che adesso i tuoi colleghi pubblicano i fenomeni perché, come scriveva Dostoevskij: «Non hanno idee, e per questo adesso vanno avanti coi fenomeni.» Ecco: mi propongo a te; sul serio.

Chi sono?

Lo faccio in questa forma un po’ particolare perché la mail non la leggeresti; e poi io non invio più nulla agli editori. Lo confesso, sì. E allora perché? Per quale ragione adesso ti tiro in ballo? Soprattutto, perché dovresti continuare a leggere queste righe?
Mah! Non so nemmeno io che aggiungere, o rispondere.
Io non ce l’ho con voi. Sì, fate sciocchezze, pubblicate spesso schifezze; e tutti parlano male di voi, per poi elogiare Amazon. Come se Amazon fosse chissà chi.
Il salvatore delle Patrie Lettere? Ah! Ah! Ah!
Però so che ci sono degli editori che fanno il loro lavoro. Ci provano. Credono per esempio che il talento è ferocemente antidemocratico. Che un autore deve crescere, e la casa editrice è il luogo ideale perché questo processo porti i suoi frutti: e occorre tempo.
Io non scrivo più alle case editrici perché non ho sufficiente talento. Lo so: ho le prove di quello che dico. Tu caro editore cerchi un grande talento; io non lo sono. Quindi mi sono rivolto all’autoeditoria.
Poi però mi sono reso conto che in fondo, sì, è vero: non ho molto talento (che ci vuoi fare? Sono un autodidatta); ma se butto un’occhiata alle classifiche ti assicuro che i racconti della mia Trilogia delle Erbacce non sfigurerebbero affatto. Anzi: secondo me ti farebbero fare una discreta figura.
Però devo essere sincero con te, caro editore: se per caso decidessi di avere a che fare con me…

Un tipaccio ligure

Sono un tipaccio. Sul serio. Sembro innocuo, ma amo fare del sarcasmo.

(Uno del pubblico, durante una presentazione): «Che cosa farebbe per indurre le persone a leggere?»

(Io): «Niente.»

«La letteratura rende migliore la vita!»

(Io): «No. La medicina rende migliore la vita. I vaccini.»

«I libri sono la cosa più importante al mondo!»

(Io): «Perché lei non ha mai assaggiato la farinata di Savona.»

Lo vedi? Arrossisci già d’imbarazzo.
A me non piace la gente che ripete come un pappagallo le parole d’ordine del politicamente corretto. Non mi piace. Perché ho imparato, caro editore, che la vita è complicata, sporca e cattiva. Ed è una truffa raccontare qualcosa che non esiste. Chiamare le cose con il loro nome, è almeno onesto.
Onesto.
E in un mondo di buffoni che non dicono come stanno le cose, ebbene: dire come sono, come stanno, è sabotaggio. Be’, non lo è ancora, ma nel giro di qualche anno lo sarà. Davvero ti sentiresti di prendere nella tua scuderia uno come il sottoscritto?
Mah, non lo so proprio.
Tu hai bisogno di autori più tranquilli: di quelli che parlano di economia, lavoro, religione, senza saperne nulla. Sposando però al volo quello che va per la maggiore. Ripetendo i luoghi comuni, gli stereotipi che piacciono tanto tanto. Così il pubblico è rassicurato, e torna a casa certo di stare dalla parte giusta. Perché ormai la letteratura è una questione di settori.
Si legge per avere la certezza di stare dalla parte giusta. Perché si legge soprattutto per vedere confermate le proprie idee (no: non per aprire la mente. Quella è FUFFA). E si sta dalla parte giusta se ripetiamo tutti in coro le solite sciocchezze.
Io, non sono disposto a farlo.
Però sono disposto a imparare, ci mancherebbe altro; e so che ho molto da imparare, caro editore. Ma sono vecchiotto ormai: oltre i cinquanta. Ti converrebbe? È meglio che ti fai due conti, prima. Non sono mai stato un fulmine di guerra, quindi temo che imparerei ben poco.
Però, se ti piace il rischio; se vuoi metterti in casa (editrice) un brutto ceffo come il sottoscritto, ebbene: sono qui.

La Trilogia delle Erbacce

Ma cosa ho combinato?
Giusta domanda. Mica puoi accordare il tuo interesse al primo che si presenta. Hai perfettamente ragione, mi sono lasciato un po’ andare, ma adesso torno a parlare di argomenti seri.
Allora: ho scritto una trilogia (mica cotica). Sorridi? Aspetta: una trilogia di racconti (e il sorriso è scomparso). Si tratta della Trilogia delle Erbacce. L’ho iniziata nel 2014 per concluderla nel 2016: “Non hai mai capito niente”; “Cardiologia”; “La Follia del Mondo”.
Mi rendo conto che i racconti hanno la fama di non vendere: bubbole. Siamo nel periodo giusto per rendere questa forma di narrativa più popolare che mai. E poi nel mio piccolo, ho ricevuto delle interessanti recensioni. Guarda un po’ che ha combinato “La Follia del Mondo” in pochi mesi. E non è ancora finita, eh!
Ti offro su un piatto d’argento un prodotto di sicuro interesse. Ho già uno zoccolo duro di estimatori, e lavoro per incrementarlo.
Non solo. Per il futuro mi sto attrezzando. Come? Ma con il #progettoIOTA, e che diamine! Però su questo argomento non posso andare oltre. Probabilmente sarà pronto nel dicembre del 2018, per concludersi nel 2020, se va tutto bene e non ci sono problemi.
Ecco: io ho finito e mi fermo qui. Mi pare di aver scritto tutto quello che avevo da dire, e di non aver tralasciato nulla. Almeno spero. Se poi, caro editore, vuoi saperne di più, io sono qui. Per contattarmi: marcofreccero@gmail.com. Non ci vuole nulla, vedi?
Con viva cordialità.

Marco Freccero.

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Autore:

Raccontastorie

13 pensieri riguardo “Caro editore, ho pochi fans, per questo dovresti investire su di me

  1. Me ne sono accorto tardi, altrimenti ti facevo contattare da un editore e lo scherzetto lo facevano noi a te 😂
    Comunque a me non mi prendi per il culo, ti fai finta di scherzare ma dici il vero, anzi ti dirò che mentre leggevo mi sono detto: è ora di fondare una corrente letteraria, il freccerismo, io sarò il primo seguace, e ti non puoi farci niente, se hai un seguace la corrente letteraria esiste!
    Mi manca solo di scrivere un racconto frecceriano. Ora che mi passa l’incazzatura perché mi devi portare di nuovo lo scrivo. Ma forse no, forse è il momento giusto, che dici? 😋

    Mi piace

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