Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Il metodo Cory Doctorow funziona per me?

 

Cory Doctorow è uno scrittore che ha utilizzato questo sistema. Ha sempre reso disponibili, e gratis, i suoi libri elettronici. In cambio, ha chiesto ai lettori di parlarne: con un tweet, una recensione, un post sul proprio blog. Pure adesso se vai sul suo blog che si chiama Craphound, trovi in bella mostra l’offerta di scaricare gratis i suoi libri elettronici. Desideri la copia cartacea? Quella ovviamente la paghi.
Nella ricerca quasi infinita di un sistema per emergere, qualcuno potrebbe pensare che questo è il metodo più efficace.

Ripeti con me: «Se funziona per Caio, non funziona per Tizio»

Di primo acchito mi viene da replicare proprio «Mah!». Che funzioni è ovvio; che funzioni per me, o per te… È un altro paio di maniche.
Se hai una grossa piattaforma di estimatori, di fans insomma: le cose saranno più semplici. Se infatti puoi contare su un pubblico folto, ben motivato (perché riconosce in te, in quello che scrivi e dici, un valore che altri, pure bravi, NON hanno), qualunque iniziativa probabilmente incontrerà largo consenso e interesse.
Innanzitutto: se sei il primo, o tra i primi, ad adottare una certa soluzione, puoi stare certo che sarai avvantaggiato.
Secondo: se all’interno della tua nicchia (a volte non tanto nicchia), hai uno zoccolo duro di persone, queste saranno ben felici di «lavorare per te».
Ricordiamoci sempre che avere un buon libro, una buona storia non è sufficiente. Se non hai investito nella creazione di una piattaforma di lettori, avrai dei grossi problemi nell’ottenere un poco di visibilità. So bene che non tutti hanno tempo, o voglia, o le capacità per impegnarsi. Spesso si scrive solo nei ritagli di tempo, e manca quello per costruire il proprio pubblico. Ne sono consapevole.
D’altra parte, solo il passaparola, vale a dire i lettori che ci mettono la faccia, è in grado di allargare il proprio pubblico. Quindi il sistema «Cory Doctorow» non può funzionare? Oppure occorre imparare a recuperare, dal suo modo di agire, ciò che ci serve, per abbandonare invece quanto è inutile o superfluo?

Hai voluto l’orchestra? Adesso balla!

Per rispondere in maniera adeguata a queste domande, immagino che sia indispensabile rendersi conto che lui ha una voce ben conosciuta all’interno del mondo digitale statunitense. Attenzione: statunitense (ma lui se non sbaglio è canadese). Che è ben differente da quello italiano per dimensioni, lingua… Ovvietà? Mica tanto, infatti molti esperti italiani per piazzare i loro prodotti vincenti che fanno? Agitano proprio nomi statunitensi per dimostrare che le loro soluzioni funzionano.
Detto questo: se non hai un pubblico, hai almeno un problema. Che poi il tuo genere non sia in grado di attirare grossi numeri è un altro problema ancora, che non posso certo affrontare adesso.
Quello che possiamo imparare all’istante è che TU (o io), almeno all’inizio non abbiamo nessuno al quale possano interessare le nostre storie.
Nessuno.
Ed è giusto che sia così. Ricordi? Hai deciso di fare l’autoeditore. È stata una tua decisione; forse affrettata, dettata più dall’entusiasmo che dalla consapevolezza. Ma ormai sei in ballo, ed è meglio ballare. E in principio sei solo un nome, uno dei tanti.
Ah già; hai scritto un libro. Aspetta che mi siedo perché è una notizia così inedita, talmente sconvolgente nella sua novità, che rischio di cadere per terra.
Sei uno dei tanti, e basta.
Cory Doctorow, non so se in modo consapevole oppure inconsapevole, ricorda che prima di tutto i lettori non sono numeri ma persone. E devi raggiungerle, una alla volta.

Ce l’hai una voce?

Domanda banale, lo so. Ma: ce l’hai una voce? Perché di questo ti devi occupare e preoccupare. Lo so che tu vorresti solo scrivere storie; ma poi chi le leggerà se prima non hai provveduto a costruire il tuo pubblico? Hai scelto di essere autoeditore, non hai quindi alle spalle una casa editrice con un marchio, uno stile autorevole e riconosciuto, e un pubblico fedele. Come per esempio Iperborea o Minimum fax.
Una delle lezioni di Cory Doctorow è questa in fondo: avere un luogo (per esempio il blog), dove intrecciare una conversazione con i tuoi lettori. Tenendo sempre in considerazione però che più i numeri sono grandi, più hai la possibilità di emergere. E ricordando pure che i grandi numeri non sono per tutti.

Torniamo a Cory Doctorow

Allora. Lui è anche giornalista, e ha costruito negli anni (una parolina magica che tutti scordano è proprio questa: «negli anni». Occorre TEMPO), un pubblico vasto. Non è quello di un King o un Follett, però ci siamo capiti. Il cuore di tutto è il suo blog, dove si trova di tutto: bio, audiobooks, libri, racconti, post… Un aspetto da sottolineare: lui non scrive nulla di marketing. Come vendere ebook, le ricette, i trucchi; perché lui probabilmente li vende sul serio.
C’è un tag «business» dove però parla di copyright, e delle iniziative che crea, oppure appoggia, contro il DRM, e in genere contro tutto quello che minaccia privacy.
Non fa solo quello. Ancora una volta appare evidente che un autoeditore deve per forza di cose impegnarsi su più fronti. Per esempio scrivendo per riviste o quotidiani; partecipando a eventi (a pagamento probabilmente). Le copie cartacee hanno una dedica. Oppure: stampa su una maglietta o un poster, un suo intero racconto e lo vende (già). O ancora: a chi preordinava il suo romanzo regalava un utile strumento tascabile.
Capito l’antifona? Se sei un autoeditore, lo devi essere sul serio. Non basta pubblicare, o contattare blog letterari (che rimangono un utile strumento per farsi conoscere, certo).
Devi adottare una mentalità nuova. Imprenditoriale.
Sei o non sei un autoeditore?

La domanda delle 100 pistole

Appunto: se sei un autoeditore, cosa pensi di fare?


Scopri di più sulla Trilogia delle Erbacce

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Autore:

Raccontastorie

9 pensieri riguardo “Il metodo Cory Doctorow funziona per me?

  1. Cory Doctorow ha reso gratuiti gli ebook dei romanzi pubblicati con un editore o autopubblicati?
    E quando ha messo in atto questa strategia? Dopo un vasto pubblico acquisito?
    Concordo: ciò che funziona per un autore, non può funzionare per un altro.

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  2. ma ho verificato ma il rpimo ebook selezionato mi è stato proposto a 7,99€ Forse ho sbagliato qualcosa.
    La cura funzione? Può darsi. Quello che fa la differenza non è il gratuito ma il contenuto. Se è buono, la cura funziona, altrimenti niente

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    1. Io vedo il pulsante “Download ebook”. Quindi finisco in una nuova pagina dove posso scaricare il file gratis.
      Non so nemmeno io. Quello che mi piace di lui, tuttavia, è che fa (anche) quello che farebbe una casa editrice. Si inventa le cose, insomma.

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  3. Ciao Marco (scusa se ti do del tu, ma mi pare strano fare altrimenti su internet). Post molto vero e interessante.

    Ricordo quando uscì Content ed esplose il dibattito “ebook gratis sì” vs “ebook gratis no”. Ho sempre considerato ragionevole la politica anti-DRM di Doctorow e le argomentazioni da lui addotte, ma l’ho sempre ritenuto anche un furbetto. La teoria, in fondo, è solo teoria, e i riscontri positivi non sono mai abbastanza per fare una media. Mi riferisco all’idea che se qualcosa è gratis ed è di ottima qualità emergerà dal mare di robaccia. Come hai detto tu, non è affatto così semplice. Chi leggerebbe mai il libro di un nessuno tra milioni di altri?

    Il problema è stabilire la fiducia, prima. Leggere è un atto di fiducia di per sé, secondo me, perché richiede un investimento di tempo oltre che di denaro da parte del lettore. E qui entra in gioco tutto ciò che hai scritto: creare una piattaforma ecc., come ha fatto Doctorow. La trovata dell’ebook gratis a quel punto, a mio avviso, ha poca rilevanza.

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