Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Come costruire il proprio capitale sociale col blog?

 

Si scrive e si ripete che il blog deve ospitare contenuti di qualità, e fin qui ci siamo. E che parlare troppo di sé, delle proprie opere, non farà che allontanare le persone. I lettori, lo ripeto, sanno perfettamente che io se sono qui è per uno scopo ben preciso. Vendere i miei racconti, esatto.
Ma so anche che loro non hanno alcun motivo per darmi la loro fiducia, e fanno bene. Chi sono io? Uno dei tanti che scrive. Che bravo: ci mancava proprio Marco Freccero a completare il panorama di quelli che scrivono.

Che cosa fare?

Quindi?
Quindi c’è una cosa sola da fare, a mio parere. Quello di usare il blog anche e soprattutto per altre voci. Per questo motivo mi sono deciso ad aprire il mio sgangherato blog a voci di altri blogger, scrittori e per di più liguri.
Ho infatti realizzato cinque interviste:

a Massimiliano Riccardi;

a Nadia Banaudi;

a Chiara Solerio;

a Sara Gavioli;

a Celeste Sidoti.

E altri ne seguiranno.
A questo punto qualcuno potrebbe porre la domanda (sbagliata). Che cosa ne ho ricavato di tangibile? Posso illustrarlo con una semplice immagine. Questo è lo stato delle visite del blog con l’ultima intervista a Chiara Solerio. Un boom di accessi.accessi blog

Con le altre interviste gli accessi sono stati inferiori ma comunque di tutto rispetto.
Ma poi?
Lo so cosa pensi: tu vorresti che mostrassi risultati ben più tangibili. Magari pensi che dovevo piazzare una CTA (Call To Action) in fondo ai post per raccogliere le mail di tutti quei lettori.
Non è forse oro? Non dicono così tutti i guru? Raccogli le mail, grazie a una newsletter, e allora sì che vedrai i risultati. Perché…

Il vero oro

Non ho fatto nulla del genere. Come forse saprai, al momento non c’è nessuna newsletter. Non saprei cosa metterci, e sarebbe un’altro pezzo del mio tempo che se ne va.

«Ma è fondamentale! Le mail delle persone sono puro oro zecchino che puoi trasformare in vendite sicure dei tuoi racconti.»

Innanzitutto: arriverà, la newsletter, ma solo quando avrò trovato stile e contenuti. Perché mica posso solo riempirla di roba vecchia.
E poi, diciamoci la verità: davvero le persone planano su un blog, e dopo 5 minuti si iscrivono alla mia newsletter? A mio parere sarebbe una mossa sbagliata proporla, e sono quasi certo che avrei raccolto molto poco. Molti mi hanno scoperto in occasione di una delle interviste.
Se ho svolto bene il mio lavoro torneranno; altrimenti: addio.
Io credo che il vero oro sia offrire ad alcune voci interessanti lo spazio per esprimersi. In modo da dimostrare che l’autoeditoria è fatta anche di persone che prendono seriamente la scrittura. Che studiano, leggono, provano… Non è vero che solo la casa editrice può distribuire le patenti di scrittore o scrittrice. Sarà il lettore a farlo.

«Hai comunque perso un’occasione!»

Può darsi. Ma quello era uno spazio dedicato a quelle tre persone. E mi sono immedesimato nel lettore.
Quando plano su un sito di un guru che promette di svelare il segreto per… (aggiungi pure tu quello che preferisci), ebbene. Sono spesso bombardato da CTA.

Abbonati.
Condividi.
Fai sapere ai tuoi amici…

E tutto questo non alla fine, ma anche durante la lettura del post.
Di solito non arrivo nemmeno alla fine.
Ho scelto semplicemente un altro modo di agire. Quello che rispetta tantissimo il lettore.
Costui scopre (su Facebook, o su Twitter), che c’è un’intervista a un certo scrittore o scrittrice ligure.
Clicca il link.
Plana sul mio blog.
Legge.
C’è qualche link al sito di quello scrittore o scrittrice, oppure editor, e va a darci un’occhiata.
Arriva in fondo.
È soddisfatto (be’, lo spero!).
Se ne andrà altrove. Forse nemmeno baderà al fatto che non c’era nessuna esasperante CTA.
Ha trovato (spero!) contenuti interessanti. Si ricorderà di me? Chissà.
Di sicuro in quel bel mucchio di visitatori adesso c’è qualcuno che guarda al mio blog in maniera positiva. Proprio perché non l’ho considerato una risorsa da spremere: ma un lettore (o lettrice che dir si voglia). Sai come si chiama tutto questo?

Costruire il capitale sociale

Tutto questo si chiama capitale sociale, e ne avevo parlato in un post del 2014. Mi rendo conto che per un sacco di gente, ammaliata da CTA e furbe strategie Web, questa è aria fritta.
Ho fatto conoscere delle persone, degli scrittori, ad altre persone. Alcuni probabilmente si convinceranno persino a comprare il libro di uno di questi autori. Con questi autori credo e spero di aver costruito qualcosa. Non che io mi debba aspettare indietro chissà cosa. Spero e credo che se scriverò delle schifezze mi dicano:

«Marco. Hai cappottato, e pure di brutto.»

E lo stesso farò io, se mi sembrerà che scrivano delle opere di scarsa qualità. La costruzione del capitale sociale è un’opera lenta, fatta di perseveranza e generosità; probabilmente per questa ragione non se ne legge molto in giro. Meglio i miracoli e i trucchi, le strategie segretissime.

Questo è quello che io penso.

La domanda delle 100 pistole

Che ne dici?


Ecco una CTA davvero efficace! Scopri chi si nasconde diabolicamente dietro questi post: Marco Freccero!

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Autore:

Raccontastorie

11 pensieri riguardo “Come costruire il proprio capitale sociale col blog?

  1. Dico che appoggio pienamente la tua idea. Secondo me, anche in rapporto a quel che accade nel mio blog, la sola forza è appunto essere sempre onesti (si parla di onestà intellettuale) e collaborativi (che non significa stupidi XD lo sottolineo, credo sia meglio). Non ergersi a critici con i crismi se non lo si è (da lettori e gestori di blogger), non incensare a vanvera, parlare principalmente di quello che abbiamo gradito (io i blog dove ogni post è o una polemica o una critica distruttiva a un libro, dopo un po’ li abbandono o.O), cercare VERAMENTE di dare una mano, non mostrando e sottolineando ogni due parole quanto siamo generosi (terrificante atteggiamento diffuso, paiono quelli che fanno beneficenza e ne fanno manifesti XD).
    Soprattutto, cercare di mettersi nella prospettiva costruttiva del “cosa, come, perché posso fare io”, senza stare appresso a nessuno. E se un genere, un libro o un autore o anche un’idea non ci piacciono, non cavalcare malamente l’onda. Ché poi si capisce alla lunga, oh se si capisce…

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    1. Si capisce eccome! Per questo occorre avere in testa l’importanza del capitale sociale. Se te lo giochi, poi come farai a ricostruirlo? Su quali basi? E quale tempo ci vorrà? Quindi è bene essere chiari, onesti, e non tentare di appoggiare ciò che non ci piace o non condividiamo, solo perché potrebbe portare acqua al nostro mulino.

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  2. non saprei che dire. Sono sempre del parere che costruire qualcosa di duraturo col proprio pubblico è sempre complicato. Le persone si stancano e non leggono più quello che scriviamo. Quindi è una continua rincorsa a chi ci legge.

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    1. Anche qui c’è del vero e del giusto. Molti risolvono il problema consigliando lo studio del pubblico e poi tagliando su misura dei suoi gusti post e storie. Io… Be’, credo che si sia capito che non ho mai fatto niente del genere. Ho seguito la mia idea, e alla fine vedremo se ci saranno dei risultati (ma in fondo ci sono già, occorre solo perseverare). 🙂

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  3. Ho scritto anche da Pennablu che per me la newsletter (intesa come mail dai contenuti unici, non come mera notifica di un nuovo articolo sul blog) è morta. Sopravvive solo quella con contenuti promozionali, con offerte e buoni sconto, ma niente più.
    Poi se uno si trova bene a leggere e non trova la newsletter-notifica, fa prima a cercarti su un social e seguirti da lì (anche se c’è talmente tanta gente che si fa prima con la newsletter-notifica!)
    Infine, formule precise non ce ne sono…occorre provare, verificare, riprovare…

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