Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

I mestieri dell’editoria: intervista all’editor Romina Tamerici

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Nella mia personale “esplorazione” dei mestieri dell’editoria, ecco una nuova puntata. Questa che leggerai sarà l’intervista all’editor (ma non solo editor, come ci tiene lei stessa a precisare!), Romina Tamerici.
Bando alle ciance e conosciamola meglio!
Buona lettura.

Chi plana sul tuo blog trova, a sinistra, la scritta: “Un tempo scrivevo, ora i libri li edito e li leggo… Ad alta voce”. Ci puoi spiegare che cosa è successo? Perché sei diventata editor (e non solo editor!)?

Questa è la domanda più difficile che potessi farmi, lo sai? Anche perché la vera risposta va a toccare un po’ troppe ferite scoperte e richiederebbe un intero post, temo, ma troverò un modo per essere sintetica. Durante il mio ultimo anno di università ho affrontato dei momenti molto difficili nella mia vita privata e ho dovuto prendere decisioni un po’ drastiche sul mio futuro lavorativo per poterlo adattare alle mie nuove esigenze personali e familiari. Dopo la laurea ho deciso dunque di mettermi in proprio per poter avere la flessibilità di cui avevo bisogno. Prevalentemente io insegno privatamente matematica a studenti universitari della mia vecchia facoltà, però ho deciso di sfruttare la partita iva aperta anche fare tutte le altre cose che da molto facevo gratuitamente e che da tempo volevo trasformare in un lavoro dopo anni di esperienza nei rispettivi campi. Ho così iniziato a fare anche la speaker e l’editor, occupandomi di moltissime cose (per i più curiosi, lascio i link ai miei due siti professionali).

Puoi illustrare quali sono, a tuo parere, le qualità di un editor?

La più importante, secondo me, è la passione per la lingua scritta e la lettura. Un buon editor deve trarre piacere da testi ben scritti e deve avere la voglia di trasformare ogni scritto in modo che sia presentato al suo meglio. Per questo motivo, altre doti importanti sono l’attenzione per i dettagli, la pignoleria o precisione che dir si voglia e anche la pazienza. Sì, la pazienza, perché spesso gli scrittori hanno difficoltà ad accettare che qualcuno modifichi la loro creatura e bisogna far capire loro che non si è nemici ma compagni di viaggio.

Perché un autore dovrebbe rivolgersi a un editor?

Perché, come accennavo sopra, è veramente difficile a volte accettare che qualcuno modifichi una nostra opera: spesso crediamo di aver scritto un capolavoro intoccabile e non riusciamo a vedere i piccoli o grandi errori e/o incongruenze che sono presenti. Uno sguardo esterno, professionale e più distaccato può fare la differenza quando si tratta di revisionare un testo. 
L’editor serve però anche agli scrittori umili, quelli che invece credono sempre di aver scritto una schifezza, perché a volte si sbagliano e basta poco per tirare fuori da un testo il suo meglio.

Domanda forse stupida: ma come si fa ad appassionarsi a un mestiere che tratta storie scritte da altri? Il lettore: lo capisco. Ma l’editor? Spesso nemmeno viene ringraziato!

“È un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo”, ahah! Scherzi a parte, è una gran bella domanda. Io mi sono appassionata all’editing in un periodo in cui scrivere mi era sempre più difficile: mi sembrava di continuare a raccontare le stesse storie, come se avessi perso la mia voce. Editare mi aiutava a distrarmi da tutti i miei pensieri e mi faceva concentrare su ogni minimo dettaglio dei testi che avevo sottomano. Quando ho cominciato (e per gli anni che seguirono) soffrivo di insonnia e  a volte passavo notti intere a correggere e modificare testi altrui. Lo facevo prevalentemente su forum di scrittori (ad Abaluth, devo gran parte del lavoro che mi ha reso quella che sono) per dare una mano a colleghi conosciuti in rete o perché partecipavo a concorsi che richiedevano di lasciare un commento alle opere altrui e io, invece che limitarmi a un Bello! mi mettevo a fare le pulci anche alle virgole. Più lo facevo più diventavo brava e, a un certo punto, ho deciso di smettere di farlo gratis e di farlo professionalmente (ovviamente in modo ancora più preciso e strutturato, affinando progressivamente la mia tecnica).
Per quanto riguarda il non essere ringraziati, invece, io penso che se un editor lavora bene il suo lavoro non si deve vedere. Un bravo editor non deve snaturare la voce dello scrittore ma esaltarla. Essere ringraziati fa sempre un bell’effetto (a me è successo alcune volte) ma non è indispensabile.

Mi spieghi come un autore può scegliere un editor? A cosa deve prestare attenzione? Cosa deve chiedere?

Può sembrare banale, ma le cose da chiedere secondo me sono due: il metodo di lavoro e il costo. Il costo in genere è previsto a cartella tipografica ed è bene informarsi su che cosa comprende (spesso vengono passate per editing delle revisioni di bozze oppure si scopre dopo che ci sono dei servizi con costi aggiuntivi). Insomma, è bene chiedere nel dettaglio cosa si sta comprando e per quale prezzo. Se è possibile, è meglio fare una prova per capire il metodo di lavoro prima di affidare un testo troppo lungo anche perché io credo che un editing funzioni davvero solo se si crea una buona intesa tra scrittore ed editor e, purtroppo, non sempre ciò accade.
Io sono una persona molto precisa (qualcuno mi definirebbe rompiscatole) e questo non sempre è visto come un pregio, però ho anche un lato molto umano ed empatico che, appena salta fuori, di solito mi porta a diventare ben più di una editor (nel senso che ti do anche consigli sulla tua vita sentimentale e sul mutuo che devi fare, se ti confidi con me, ahaha!). Il mio metodo di lavoro prevede un dialogo continuo con l’autore: non faccio nessuna modifica senza che sia approvata e discussa. Ci vuole moltissimo tempo, però alla fine di solito siamo entrambi soddisfatti del risultato ed è la cosa che più mi interessa quando edito. 

Puoi lavorare su qualunque storia, oppure devi sentire la storia un po’ tua? Ci deve essere una sorta di affinità con l’autore, il suo mondo, oppure basta che sia una storia?

Forse risulterò un po’ cinica ma… il lavoro è lavoro. Mi è capitato di lavorare su progetti che mi hanno entusiasmata e su altri che mi hanno annoiata a morte, però, se accetto un lavoro, lo porto avanti con professionalità indipendentemente da tutto. Se un giorno sarò una editor così famosa da potermi permettere di scegliere quali progetti seguire, a quel punto sicuramente privilegerò le storie che mi piaceranno o gli autori con cui sento di avere un buon dialogo, ma per il momento non posso fare troppo la schizzinosa. 
In un progetto no profit correggo bozze di articoli gratuitamente e… a volte mi viene l’esaurimento dovendo correggere cose scritte malissimo e molto noiose ma è tutta pratica, dai!

Romanzi, racconti. Hai un metodo di lavoro differente per questi due generi di storie?

Sono sincera, non ho mai editato un romanzo. Sono specializzata in racconti brevi e tesi di laurea (una volta ho editato anche un manuale). Ovviamente per ogni tipologia di testo utilizzo un metodo diverso, anche se alcune cose fanno parte del mio modo di editare e le porto con me in ogni avventura.

Immagina che un giovane o una giovane voglia abbracciare il tuo mestiere. Da quali rischi li metteresti in guardia? 

Se vogliono occuparsi solo di editing, consiglierei loro di trovare un lavoro in una casa editrice, perché il rischio di fare la fame come freelancer, soprattutto all’inizio, è alto. Io ho la fortuna di svolgere molte attività diverse e quindi sento molto meno il problema, ma, attualmente, non potrei vivere di editing.
Come freelancer ho constatato inoltre che è difficile farsi pagare: finché facevo questo lavoro gratis tutti mi contattavano e adoravano e dicevano che avrei dovuto farlo di lavoro, ma, quando l’ho fatto, hanno trovato qualcun altro che potesse fare gratis quello che io avevo imparato a fare in anni di gavetta. 

Hai un episodio divertente, o particolare, legato al tuo lavoro di editor, che ci puoi rivelare?

Più che un episodio, chiudo con una frase che io dico sempre agli scrittori che si lamentano perché metto mano alle loro creature: “Se vuoi sentirti dire che quello che scrivi è un capolavoro, fallo leggere a tua madre, non a un editor”. Lo so che sembra una frase cattiva, ma è la verità e ti assicuro che la dico sempre con molta ironia, perché poi finisco per affezionarmi agli scrittori ed essere molto materna con loro cercando sempre il lato positivo anche quando devo dare brutte notizie. Il mio intento è trasformare ogni esperienza di editing in un processo di crescita non solo per l’opera ma anche per me stessa e per l’autore.

Per concludere, ti ringrazio moltissimo, Marco, per questa intervista e per avermi invitata qui a parlare di una delle sfaccettature del mio lavoro! Grazie davvero di cuore anche a chi ha letto questo post. Ovviamente rimango a disposizione se qualcuno ha delle domande da farmi. 


romina tamerici fotoChi è Romina Tamerici? È nata il 20 ottobre 1991 (ma solo per l’anagrafe, perché di anni se ne sente molti di più). Diplomata con lode presso l’Istituto Tecnico Commerciale Maria Consolatrice, laureata con 110/110 e lode alla facoltà di Scienze della Formazione Primaria presso l’Università degli Studi Milano Bicocca.
Nel 2009 ha pubblicato la raccolta di fiabe Voliamo Insieme con la Fantasia e nel 2010 il libro per bambini La mia amica ClorindaPromuovendo i suoi libri e non solo ha scoperto una vera e propria passione per le animazioni creative con i bambini. Ha partecipato come giurata alle edizioni 2010, 2011, 2012 e 2013 del concorso nazionale Letterando Berbenno.
Un tempo scriveva, ora i libri li edita e li legge ad alta voce. Ha smesso di scrivere quando ha capito che era più utile come revisore che come autrice e ha deciso di usare la sua voce non più sulla pagina bianca ma per audio e video, rincorrendo il sogno di fare la speaker. Così ora fa la libera professionista e nel tempo libero è una rompiscatole fortunata perché la sopportano un gatto, una figlia e un marito.
È presente su Twitter, ma ha un sito dove illustra la sua attività di editor. E anche un blog!

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Autore:

Raccontastorie

18 pensieri riguardo “I mestieri dell’editoria: intervista all’editor Romina Tamerici

  1. Bellissima intervista, davvero. Che dire a parte che il solito “se lo fai gratis è meglio” non si può più sentire, e sempre più convinta che l’editor sia l’anello di congiunzione tra un buon lavoro e un buon libro. Complimenti a entrambi.

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    1. C’è solo una cosa peggiore di “se lo fai gratis è meglio” ed è “ma, sì, tanto ti diverti, no?, puoi farlo anche gratis”. Sempre in classifica anche il “ah, ma vuoi dei soldi? Allora lo faccio fare a mio zio/cugino/fratello”. Grazie per aver letto e apprezzato, mi fa molto piacere.

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  2. Intervista molto bella e chiara. Beh, purtroppo si sa che l’editing è uno di quei campi spinosi quando si parla di ambito lavorativo. Ma nonostante questo, ci vuole anche tanta passione e voglia di fare, cosa che emerge chiaramente da quest’intervista. Complimenti!

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    1. Il mio metodo di lavoro consiste, in estrema sintesi, in una serie di revisioni successive alternate a scambi di opinioni con l’autore. Quando ricevo un testo, io inizio a lavorarci facendo modifiche ma anche inserendo commenti e suggerimenti di vario tipo. Tutte le modifiche vengono poi lette e approvate o respinte dall’autore che inserisce altri commenti e risponde ai miei. Poi io riprendo in mano il lavoro e procedo con nuove indicazioni… e così via, finché il lavoro non soddisfa entrambi.

      Non ho mai seguito corsi specifici (anche se mi piacerebbe!). Ho sempre letto e studiato molto e, soprattutto, fatto tanta pratica gratuitamente prima di pensare di poterlo fare come lavoro: una sorta di gavetta.

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  3. Ciao Romina, mi piace il tuo approccio alla vita e al lavoro! Dovremmo tutti accettare l’idea che un altro punto di vista sul nostro lavoro non solo è utile ma necessario. Cmqe a mia madre non faccio più leggere nulla perché è una criticona 😂

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