Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

La trappola della nicchia

 

Ho una forma di invidia per quelle persone, e sono tante, che scrivono un romanzo al mese. Alcuni ogni tre settimane. Davvero, non sto scherzando: li invidio. La loro leggerezza non l’ho mai avuta (e per questo mi spingo ad augurare loro che la perdano, ma questo è un altro discorso).

Ho sbagliato tanto nella scrittura (e se alla mia veneranda età sono ancora qui, invece che sulle strade della costa Azzurra alla guida di una Jaguar, un motivo ci sarà, vero?), ma sin dall’inizio l’ho presa seriamente.

La qualità richiede tempo, non chiacchiere.

Dimostra che sei uno scrittore

Che notiziona, vero? Roba da cadere dalla sedia. Però rimettiamoci a sedere e proseguiamo.

Ho già scritto che molte persone, anzi la totalità, presume che se IO richiedo un prezzo allora il prodotto che metto in vendita è di qualità. Non sempre è così, lo so bene: non ho il cervello negli alluci e non arrivo da Plutone.

Il nocciolo della questione non è affatto qui, ma altrove. Non serve a nulla sbandierare il prodotto, assicurare che è di qualità.

Devi dimostrare che sei uno scrittore. Facile, vero? Lo siamo tutti! E cosa mi differenzia da Sempronio che ogni tre settimane sforna un libro, e su Facebook si qualifica come scrittore?
Bella domanda, ti ringrazio.

Però la risposta non può essere solo: io ci metto un anno a pubblicare qualcosa.

Lui, vale a dire Sempronio, vende più di me. Magari perché fa parte di un gruppo: una cinquantina di persone che, non appena Sempronio pubblica, gli garantiscono 12 recensioni su Amazon. Gli altri lo comprano (tanto è a 99 centesimi). E poi?

Quando uno degli altri appartenenti al gruppo, diciamo Tizio, pubblicherà qualcosa, pure Sempronio si unirà. Scriverà la sua recensione, oppure lo comprerà. Mezzucci, certo. E non tutti fanno così; ma alcuni, molti, utilizzano questa strategia.

Lo scrittore Vasilj Grossman ha lavorato per 10 anni a “Vita e destino”. Quel libro, che sto leggendo, è considerato il “Guerra e Pace” del XX secolo. Cosa lo differenzia da uno che scrive libri ogni 3 settimane? Vediamo: l’arte. Che come diceva Flannery O’Connor significa scrivere qualcosa che sia dotato in sé di valore ed efficacia. Certe pubblicazioni sono efficaci, ma non hanno valore né lo desiderano anzi: sono concepite e realizzate per uno scopo ben diverso.
Io non ho una simile ambizione, ovviamente. Mi limito a raccontare delle storie.

Sul serio, io non offro soluzioni

In passato ho scritto che lo scrittore non risolve alcun problema. Leggi Carver, Yates, Melville: e poi?

Se al contrario compri un libro sul funzionamento di Twitter, o LinkedIn, ebbene, alla fine tu saprai cose che prima ignoravi. Avevi un problema (“Come diavolo posso usare in maniera intelligente Twitter?”), e hai scovato la soluzione.

Ti garantisco che se acquisti i miei racconti non trovi alcuna soluzione. E allora?

Se agisci come la scrittrice Carla Monticelli, e lavori duro, arrivi a essere uno degli autori autopubblicati da tenere d’occhio. Lei ha provato, sbagliato, riprovato, ha raccolto infine il successo. Come afferma lei stessa: da un paio di anni vive di scrittura, ma è tutt’altro che semplice. Vive all’interno di una nicchia? Sì, certo, ma non nel senso che diamo a questo termine: infatti vive di scrittura. Certo, deve muoversi con cautela, organizzare le giornate di lavoro al meglio, programmare la propria tabella di marcia, cercare di rispettarla, studiare l’evoluzione del mercato: un lavoraccio. Ma lo ha scelto lei e soprattutto le garantisce totale libertà e grande divertimento.

E tu? E io?

Solo i numeri contano

Il punto, credo, è la cattiva interpretazione del termine “nicchia”. Di solito ci si riferisce a un ambiente ristretto, motivato, ben lontano dalle luci della ribalta. E in parte è proprio così.

Quello però che ho imparato è che solo i numeri contano. I grossi numeri. Che non devono affatto essere a 6 zeri; ma ti posso garantire che se non arrivi a migliaia di visitatori al giorno, col tuo blog: sei del gatto, come si dice dalle mie parti.

Non otterrai molto. Io per esempio ho una media di 50/70 visitatori al giorno; ma a volte anche meno. In questo numero però c’è uno zoccolo duro di persone molto motivate che, per esempio, quando ho pubblicato “La Follia del Mondo” (l’ultimo capitolo della Trilogia delle Erbacce), lo hanno acquistato. Complessivamente, sono state una ventina.

Se invece di 50/70 visitatori ne avessi avuto 3000; lo zoccolo duro sarebbe stato probabilmente più ampio…

Che ti ho appena detto? Solo i numeri contano.
Da un pezzo credo che il termine “nicchia” sia pericoloso. So bene che non tutti possono raggiungere le cifre di un Camilleri, certo. Ma se credi troppo alla nicchia, alla fine non farai nulla per ingrandirla almeno un poco. Te ne starai tra le sue rassicuranti pareti, ripetendo a te stesso:

Sono un autore di nicchia!

e stop.
Non è la mentalità giusta. Non lo è se scegli di essere un autoeditore.
Mi gira ancora in testa il commento di Concetto Marco Amato (non ricordo se era su questo blog, o altrove). Lui affermava che l’innesco si verifica solo quando riesce a trasmettere al lettore l’emozione che si “palpa” nelle proprie storie. C’è solo un piccolo problema: non c’è da nessuna parte il libretto di istruzioni che spiega come fare.
Però una cosa credo che si possa svelare.

Occorre darsi da fare, muoversi, agire.

La domanda delle 100 pistole

Cosa fai per rendere la tua nicchia un po’ meno nicchia?


Intanto, scopri cosa si cela nella Trilogia delle Erbacce.

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Autore:

Raccontastorie

29 pensieri riguardo “La trappola della nicchia

  1. Neanche a me piace la pubblicazione bulimica.
    A prescindere dal discorso qualità, che è importante, io credo che un autoeditore lungimirante non deve adattarsi alla logica dell’editoria. La politica di un editore per sopravvivere si basa sullo sfornare novità in continuazione. Presso l’editoria i libri e di conseguenza gli scrittori, diventano vecchi a tre mesi, massimo sei mesi dall’uscita del libro. Per un autoeditore ogni libro è prezioso e deve rimanere in promozione per anni. La promozione perpetua sembra un concetto strano, ma in realtà si poggia su buone basi. Una volta chiesi a un direttore editoriale: quanto deve durare la promozione di un libro? Lui rispose il tempo di uscita fra una novità e l’altra. Errore grave. La promozione di un libro deve durare fino a quando tutti i potenziali lettori non hanno avuto la possibilità di conoscere l’esistenza del libro stesso. E la saturazione del mercato in tal senso, è quasi impossibile da ottenere. Basti vedere come i libri della Ferrante, dopo anni di best seller, ancora ruotano fra la ventesima e la cinquantesima posizione in classica. Questo non significa essere la Ferrante, significa che la saturazione del mercato è difficile da ottenere per un editore. Figuriamoci per un autoeditore.
    Pertanto pubblicare troppi libri significa non poter dedicare a ciascun libro la necessaria attenzione.
    Poi che un autoeditore deve pubblicare almeno un libro l’anno, anche due, è una buona cosa, tiene viva oltre che l’attenzione, la possibilità di comunicare con i propri lettori.
    Io se riuscirò per quest’anno vorrei pubblicare tre libri. Non che faccia le corse di scrittura, semplicemente li ho pressoché pronti. Uno quasi finito con l’editor, due da editare, ma sono brevi e nei mesi successivi ci sarà il tempo di revisionarli per bene. Pubblicare un libro ogni tre mesi probabilmente è troppo, ma vorrei che ogni nuovo libro fosse una spinta che possa permettermi di far crescere più rapidamente la mia community. Poi l’anno successivo, creata una prima base, un libro o massimo due.
    Riguardo al famoso trasmettere l’emozione del libro al lettore. Credo che sia la chiave. Noi siamo lettori e quando ci scatta la frase: “che bello, questo libro vorrei leggerlo”, ecco che la scintilla è scoccata così forte fra lettore e libro, che il lettore è disponibile a investire del denaro di tasca pur di leggerlo, di provare l’emozione della lettura.
    Io per riuscirci, o meglio provarci sto preparando il sito del romanzo. Che non sarà una semplice vetrina come accade di solito. Il sito deve contenere lo spirito del libro, le atmosfere. Deve essere un luogo dove chi ha letto il libro deve poter approfondire e chi non lo ha letto deve trovare spunti e voglia di leggerlo. Al solito come si fa questo? Boh. Si tenta e io tenterò.

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    1. Sono un autore di nicchia, la mia. E dentro ci sarà tutto quello che la mia mente malata vorrà.
      E sono curioso. Parte del divertimento sta per me nel giocare con le cose. Imparare. Toccare con mano. Così le provo tutte.
      Pubblicità, recensioni pagate (non su Amazon, da blog), catene, blog tour, campagne Facebook, campagne Google, e quant’altro…
      Esperienze interessanti.
      Ti regalo l’esito. Non funziona niente. Ovvero, potenzialmente funziona tutto, ma quello che conta di più è se hai un prodotto che interessa e, ancora di più, se sei conosciuto e seguito.
      Tu stai lavorando bene, devi continuare in questo modo se pensi di poter mantenere la costanza. Ma non è lavoro per me, non ho voglia di stare sul pezzo per intrattenere, scrivere articoli con costanza, mirare. Quello che piace è seguire il vento che spira dentro di me, e se non soffia rimanere in attesa e godermi la bonaccia. 😉

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      1. Ci vuole molta costanza, sì. E capisco benissimo anche chi dice: “No, dai! È troppo, non fa per me!”. Però mi dispiace, ecco. Perché noto autori che meriterebbero di più, e invece…

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    2. In bocca in lupo per i tuoi progetti, innanzitutto.
      Credo che una delle novità ancora poco percepite è quella che tu hai sottolineato: la promozione perpetua. Io sino al 2018 non credo proprio che pubblicherò qualcosa, e quest’anno ho il romanzo a 4 mani da spingere. Ho quindi il tempo sufficiente per tentare diverse strategie. Vedremo che cosa ne uscirà…

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  2. Ampliare la nicchia credo che sia il punto cruciale di tutte le campagne di marketing non di massa.
    Poiché il numero di contatti a cui riusciamo a rivolgerci, se non con un grande investimento economico, è necessariamente limitato, l’ideale sarebbe che la nostra rete di contatti a sua volta si facesse promotore del nostro progetto, così da “bucare” la bolla di contatti in cui bene o male siamo imprigionati. È lo stesso che avviene nel mondo reale attraverso il passa parola.
    Al di là di una percentuale non indifferente di casualità (chi lo sa perché una cosa piace e un’altra no?), secondo me molto dipende:
    1. dalla qualità e dal tipo di prodotto
    2. dalla capacità, in questo caso dell’autore, di coinvolgere il potenziale lettore e farlo sentire parte di un progetto tanto da spingerlo a essere a sua volta promotore del progetto stesso
    2. dalla capacità del lettore di diventare promotore.
    Perché tutto ciò funzioni, come dite voi due, Marco & Marco, un grosso ruolo ce l’ha proprio l’emozione.

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  3. Argomento delicato. Io non credo alla produzione mensile. O meglio, nulla di creativo o di realmente autentico che non sia più lungo di una decina di pagine. Impegnandosi constantemente penso si possa ipotizzare un racconto al mese, ma un romanzo… Naaaa.
    Sulla nicchia : è un concetto che comprendo ma faccio fatica a praticarlo. Per il mio blog non ho una nicchia, ma un filo di pensieri che ruota intorno a comunicazione, scritta e parlata, femminile e amore. Per la vita. Mica ti riferivi a romanzo di nicchia.

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    1. No, non parlavo del romanzo di nicchia. Facevo un discorso più generale: innanzitutto è sciocco riferirsi al mercato statunitense (come fanno molti), per ovvie ragioni. Melgio parlare del nostro dove la nicchia della fantascienza per esempio, ha permesso a Carla Monticelli di vivere di scrittura. Di certo sono piccoli numeri, ma le permettono di fare quello che desidera e campare bene!

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  4. Vero? Come ampliarla? In rete é pieno di tutorial ma la verità è che oggi non dobbiamo rincorrere i numeri ma la qualità. Non semplici iscritti, ma persone che, come suggeriscono anche gli altri commentatori, si emizionino. Devono connettersi con te, trovare qualcosa in ciò che scrivi che glielo permetta. Per questo è meglio scrivere partendo dal proprio vissuto. È lì che si annidano le emozioni. Le tue e le nostre..

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    1. I tutorial li leggo, sono tutti uguali. Di rado ci sono delle dritte interessanti, la maggior parte sono cose banali, oppure trite e ritrite. Però mi diverte assai perché spesso penso: “Ma posso farlo anch’io! E che ci vuole! Basta vendere aria fritta!”. Poi però preferisco scrivere 😉

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  5. Ciao Marco! io invece non credo ci sia un tempo legato allo scrivere. Puoi impiegare 10 anni come 10 minuti e il tuo “sporco” lavoro di scrittore lo hai fatto. Senti dentro di te che lo hai fatto? Devi sentire quel trionfo, quella voglia che ti fa correre, sorridere, che ti fa scattare per buttarti nel fosso più buio perchè sai che lì troverai ancora un pezzetto che manca alla storia … volevo chiederti: cercare le regole del marketing per auto pubblicare i tuoi scritti, ti ha aiutato? Ti ha reso più scrittore?

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  6. Ampliare la nicchia, non è facile, credo sia un percorso lento, per un auto editore lentissimo.
    Conosco anch’io autrici che pubblicano un libro ogni tre mesi solo che non fanno altri lavori, magari curano un blog e una pagina facebook e tutto il loro tempo lo dedicano alla scrittura, quindi non mi stupisco che riescano a scrivere tanto

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    1. Può essere come dici tu. Magari hanno un sacco di tempo libero. O come scriveva Cristina in un altro commento: non di rado ci sono autori che scrivono presto e molto bene.
      Simenon (mi è venuto in mente ore) sfornava le sue inchieste del commissario Maigret come fa un fornaio col pane… Grande invidia!

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  7. Un romanzo al mese o anche uno ogni tre settimane? Forse nemmeno Nembo Kid ce la farebbe, a meno di non scrivere un romanzo di trenta pagine che forse romanzo non è! 🙂 Ormai i romanzi pubblicati dagli editori hanno la scadenza come le mozzarelle: dopo tre mesi un libro è già considerato “vecchio” e dopo sei mesi è da buttare nel cestino. Un meccanismo schizofrenico. Come dici tu, ci sono romanzi che l’autore ha impiegato anni a scrivere, e altri che sono nati in pochissimo tempo, ugualmente alti. Un esempio? Il rosso e il nero scritto da Stendhal in tre mesi.

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  8. onestamente non faccio nulla. Infatti vivo con altro. Altrimenti sarei alla mensa della Caritas.
    Scrivere qualcosa in quattro settimane? Boh, forse, anzi no..comunque la scrittura seriale non fa per me.

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  9. Io non ho fiducia in nessun tipo di promozione o marketing, vanno avanti quelli che hanno alle spalle grosse case editrici in grado di piazzare libri in ogni punto vendita del paese, che possono promuovere i loro autori su trasmissioni televisive a livello nazionale (anche solo nominandoli o citandoli). Non entro in merito alla qualità o meno di certe opere, per poterlo fare in maniera onesta dovrei io stesso dimostrare di avere caratteristiche di rilievo, evidentemente non posso farlo, posso però osservare che alcuni valenti scrittori fanno fatica a emergere. Non ho nemmeno io soluzioni da offrire, posso soltanto confermare che la dedizione e il lavoro duro sono l’unica strada da percorrere per essere almeno in pace con se stessi. Per quello che concerne l’esposizione mediatica e la notorietà, un noto intellettuale, e fine dicitore, identifica anche quella che in termini stocastici e analitici si chiama “botta di culo” 😀

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  10. Sei un autore di nicchia quando pur essendo conosciuto da tanti, sei letto (e piaci) solo a pochi; sei di nicchia quando sembra che ti stia rivolgendo a una cerchia specifica di persone che possono e sanno ben comprendere il tipo di cose che scrivi, persone cui piazzi il tuo stile senza dovere dare spiegazioni, persone cui parli senza dovere giustificare i temi che tratti. Diventi di nicchia quando il lettore sceglie di non leggerti per confinarti ad altri destinatari.
    Se non sei conosciuto, non sei di nicchia, semplicemente non arrivi a tutti. Il punto, per me, resta quello: arrivare alla gente. Con il blog? Con i visitatori del blog? Con i social? Tramite video? Come si arriva al pubblico tanto da indurlo a preferirti o a “non sceglierti”, considerandoti autore di nicchia?

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  11. Nicchia? Se non hai una casa editrice che ha deciso di spendere 30’000 euro in pubblicità perché sa che gliene porterai almeno 100’000 c’è poco di cui sbattersi secondo me. Perché non mi cerco un editore? Perché non sono il fenomeno da baraccone che cercano loro.

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  12. Cosa faccio per rendere la mia nicchia meno nicchia?
    Occhio…occhio che arriva eh: scrivo articoli che mi costano anche un mese di lavoro (anzi, dopolavoro) e che poi vengono plagiati in cinque minuti! 😛
    Io ancora non vendo niente. Anzi no, in realtà dal 24 maggio pur’io sono su Amazon, anche se associata a veri autori, nell’antologia di Storie di gatti. Ma fanno tutto loro! I gatti, intendo. 😉

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