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Come è nato il mio racconto “Il lupo cattivo”

copertina la follia del mondo

 

“Il lupo cattivo” è il titolo di un mio racconto racchiuso dentro “La Follia del Mondo”. Della genesi delle mie storie mi pare di averne già scritto in passato in più di un’occasione, ma se ci torno su è per una ragione semplice. Il tempo passa, io invecchio e quindi credo (credo) di imparare sempre qualcosa. E siccome questo è un blog (sul serio: anche se da lontano non lo sembra affatto), e il suo scopo è condividere, ecco che allora… Condivido!

Come è nato

Accade sempre la stessa cosa: l’immagine. Piove. Un uomo sull’autobus. Piove da ore e non vuole smettere. L’uomo (il protagonista? Non è detto! E come faccio a saperlo! Mica posso sapere tutto io!), scende dall’autobus, si allontana verso un palazzo.

Alt.

Torniamo indietro. Eh sì: è già ora di rimettere mano a quelle poche righe che sono state scritte al computer, e apparse grazie alla celeberrima immagine.

Metti il titolo: “Il lupo cattivo” (tanto poi lo cambierò, ma là sopra non ci deve essere il vuoto). Che razza di titolo è? Non lo so. Non so nemmeno se arriverà da qualche parte ma c’è il titolo. Che magari cambierò domani, ma intanto c’è il titolo.

L’uomo è sull’autobus, bene. Piove a dirotto da molte ore e osserva i palazzi oltre il finestrino. Ci sono dei panni stesi ai fili di un appartamento, e questo lo rende di un umore nero. Sono lì dalla sera prima. Perché diavolo non sono stati messi dentro? Perché la persona che abita nell’appartamento non ha dato un’occhiata al tempo? Non li ha messi in casa all’imbrunire?

Poi prenota la fermata, l’autobus si ferma, apre l’ombrello, scende e si dirige verso quel palazzo.

Può andare?

Aspetta.

Aspetta.

Inquadriamo tutto per bene. Innanzitutto verifichiamo con cura che non ci siano ripetizioni, errori, refusi.

Magari leggiamolo già adesso ad alta voce.

Non hai messo né il giorno e nemmeno l’ora. Diciamo che sono le nove e che il giorno è domenica. Bene. E da chi va il tipo? Dalla figlia; sì ecco. Va dalla figlia. Bene.

L’incipit è la cosa più semplice

Più o meno, se non ricordo troppo male, così è nato questo racconto. Poi, però, viene il momento più difficile, ma non è affatto il momento; sono più. Anzi, direi che si tratta di del processo davvero più difficile da portare a termine.

Perché un buon inizio è alla portata di tutti, sul serio; persino a me capita probabilmente di azzeccarne uno come si deve, ogni tanto. Ma in seguito, che ci scrivi? Che storia è? Dove vuole andare a parare? Perché? E come finirà?

Ecco: tutte domande alle quali io non so come rispondere ovviamente.

Però nell’incipit ci sono già delle informazioni preziose e quella è la direzione da prendere: forse.

Lui è un padre che va a trovare la figlia che probabilmente vive da sola. Ma non è nemmeno arrivato, e già inizia a incupirsi: la roba stesa inzuppata da tutta la pioggia caduta durante la notte. Be’, non sembra, ma questo ci parla. Ci dice qualcosa della personalità del padre, e della figlia.

Lui sembra un uomo che ama le cose fatte in un certo modo. Con criterio e ordine. Che vuole tutto sotto controllo: mai e poi mai andrebbe a dormire senza aver controllato il tempo che fa, e mai lascerebbe la roba stesa di notte, probabilmente.

Lei: sembrerebbe l’opposto.

Ribadisco il concetto: non cadere nel trappolone che l’incipit è tutto. Non lo è. Rappresenta una parte. Importante? Forse, ma solo perché… È la prima. E dopo cosa pensi di metterci? E il finale?

Ricorda sempre che la letteratura è zeppa di incipit lenti, zoppicanti, poco interessanti; e dall’altra parte abbiamo incipit al fulmicotone che annoiano terribilmente.

La conclusione?

Buona scrittura. Ma soprattutto: buona lettura.

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Autore:

Raccontastorie

11 pensieri riguardo “Come è nato il mio racconto “Il lupo cattivo”

  1. Queste tue certezze e incertezze regalano quella leggerezza impagabile che ti contraddistingue nel blog. Il lupo cattivo è un racconto che ricordo bene e leggere come è nato è stato aprire la finestra su come lavori, interessante. Grazie per la condivisione.

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  2. In realtà non ho capito perché la chiami la domanda “delle 100 pistole”… Nel senso che punti 100 pistole ognuno alla tempia dei tuoi 100 lettori? o stai dando delle “pistole” (Wè, pistòla! alla Guido Nicheli – Cumenda) ai tuoi lettori? 😀 😀 😀

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