Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Scrivere un racconto per la Toyota? Sì grazie!

 

Qualche mese fa molte persone hanno battuto le mani perché una casa di moda (Gucci?) aveva chiesto il Partenone per organizzare una sfilata. E i greci (mi auguro non tutti), come un sol uomo avevano risposto: “Non passa la pecunia!”.

Peccato che si siano scordate, queste persone, la lezione di Platone e di Aristotele, e non solo di loro.

Se facevano quello che facevano, è perché i Gucci dell’epoca cacciavano i soldi. La prima regola che loro, filosofi, conoscevano e applicavano, era: procurati i soldi, possibilmente tanti. E avrai la libertà.

Senza, hai gli applausi. E che ci fai con gli applausi? Nemmeno la birra.

Leonardo? Avrebbe accettato

Qualche giorno fa sono scattati di nuovo gli applausi perché un finalista di un premio letterario, sponsorizzato dalla Toyota, si è rifiutato di scrivere una storia dedicata al marchio giapponese.

Ora, a me sta bene. Un autore può anche non sentirsela di fare qualcosa del genere. Magari si sente costretto e poi l’argomento non lo interessa proprio. Ma basterebbe ricordare che buona parte dell’Arte è frutto di compra-vendita.

Michelangelo, Leonardo, Raffaello, presentavano le loro credenziali al signorotto locale, e facevano quello che chiedeva loro. Un ritratto? Una statua? Macchine da guerra?

Ecco cosa scriveva Leonardo da Vinci:

Avendo constatato che tutti quelli che affermano di essere inventori di strumenti bellici innovativi in realtà non hanno creato niente di nuovo, rivelerò a Vostra Eccellenza i miei segreti in questo campo, e li metterò in pratica quando sarà necessario.

E più oltre:

In tempo di pace, sono in grado di soddisfare ogni richiesta nel campo dell’architettura, nell’edilizia pubblica e privata e nel progettare opere di canalizzazione delle acque.

So realizzare opere scultoree in marmo, bronzo e terracotta, e opere pittoriche di qualsiasi tipo.

Potrò eseguire il monumento equestre in bronzo che in eterno celebrerà la memoria di Vostro padre e della nobile casata degli Sforza.

Questi due brani li ho recuperati grazie alla newsletter di Alessio Beltrami: Content Marketing Italia.

Parliamo di Leonardo da Vinci, signore e signori, che alla Toyota avrebbe detto di certo un bel: “Sì”.

Aggiungerei anche un altro aspetto che merita di essere tenuto in considerazione.

Se io partecipo a un premio letterario sponsorizzato da una casa automobilistica, ma cosa mi aspetto?

Dei portachiavi omaggio?

Un ricco opuscolo?

Che gli inviti alla premiazione abbiano il marchio giapponese in alto, e in calce? E basta?

Forse, si poteva essere più smaliziati, e chiedere all’editore: “Per caso lo sponsor cosa vuole in cambio? Vuole qualcosa in cambio?”

E se la risposta fosse stata: “Un racconto”, tirarsi indietro allora. Ma mi rendo conto che non sempre uno può pensare a tutto. Mi pare anzi di capire che ci sia stata scarsa trasparenza. Insomma: era implicito che si dovesse dare in cambio qualcosa, ma talmente implicito che non si era capito. Non credo che la colpa sia dello sponsor, forse dell’organizzazione.
Si sa: questo è il Paese dove l’Arte esiste grazie a montagne di denaro (spesso rapinato, certo), però se dici che hai uno sponsor, e devi dargli qualcosa in cambio, allora sei una brutta persona che svilisce l’Arte.

Tuttavia…

Duri & Puri Inc.

L’aspetto che mi ha sorridere (no: smascellare), è che un sacco di persone hanno applaudito, ancora una volta, perché una simile presa di posizione avrebbe smontato chissà quali diabolici meccanismi che inquinano il mondo, e non solo letterario. (Mi pare che la Toyota sia il primo produttore al mondo di auto ibride).

Perché sono queste le cose che inquinano! Non il circolo vizioso dell’editoria libraria, niente del genere!

Secondo costoro, lo scrittore duro e puro non deve mescolarsi con queste robe che sponsorizzano.

Lui scrive. E basta. Non bisogna tediarlo con queste banalità, con queste sconcezze. E se poi esistono: un po’ di educazione, diamine! Stiano al loro posto, non si avvicinino troppo!

Immagino che si tratti di persone che non lavorano, oppure lo facciano per la gloria. E che cavolo! Mica accetteranno di sottostare al diabolico meccanismo che per du spicci ti prende almeno otto ore della tua vita, ogni giorno, oltre alle tue qualità, per… Per quell’altro diabolico meccanismo chiamato lavoro!

Invece la Toyota sarebbe da ringraziare. Perché hanno capito la lezione.

Perché è bello fare pubblicità alla Toyota

Perché i manager italiani della Toyota hanno assimilato al meglio la lezione degli Sforza, dei Visconti, e di tutti i signori e signorotti della guerra (sì, era la loro occupazione principale), impartita attraverso i secoli.

L’Arte ha bisogno di libertà. E i soldi regalano la libertà.

Fine.

E non bisogna per forza essere buonini o politicamente corretti per fare Arte, o apprezzarla. Puoi farla anche dopo aver saccheggiato una città. Basta ricordarsi di Federico da Montefeltro, duca di Urbino.

Ah.
Io possiedo una Fiat Punto del 2003.

La domanda delle 100 pistole

E tu, accetteresti l’offerta della Toyota?


Scopri che cos’è la Trilogia delle Erbacce (perché io racconto storie). E non scrivo solo barbosi post.

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Autore:

Raccontastorie

20 pensieri riguardo “Scrivere un racconto per la Toyota? Sì grazie!

  1. Eccome se la accetterei, e ringrazierei anche per l’opportunità. Secondo me siamo un popolo di sempre-indignati superficiali e piuttosto ignoranti, e questo lo si vede a ogni possibile occasione. Se però crediamo che prendere la posizione del giusto scandalizzato sia di per sé sufficiente a dare un apporto positivo alla realtà, siamo proprio degli illusi. (Ho perso un po’ del mio aplomb?) 😉

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  2. Non ho seguito molto la questione, ho letto l’articolo dell’autore che si è defilato e mi sembra che al questione sia di mancata trasparenza. Non ho ben capito se fin da subito fosse chiara la sponsorizzazione di Toyota al Premio Strega, e anche se fosse, questo non vuol dire automaticamente che gli scrittori devono scrivere un racconto per lo sponsor. Pensa ad altri eventi dove la sponsorizzazione si limita al trasporto degli artisti sull’auto della casa automobilistica, a qualche foto degli artisti con la vettura… ma non ho mai visto un attore recitare una scena con l’auto sponsor direttamente sul red carpet o un pittore a cui venga commissionato un quadro che la ritragga. Ci sono film con le auto che hanno sponsorizzato la produzione (dalle Volvo per Twilight alle Audi per le Cinquanta sfumature, nonché Aston Martin per 007), ma lì c’è un contratto che parla chiaro. Qui sarebbe da capire chi ha firmato il contratto se non gli autori? Le case editrici concorrenti o il Premio Strega senza avvisare nessuno?
    Perché la questione non è scandalizzarsi per la richiesta, quanto piuttosto che gli autori non erano informati. Almeno così ha detto l’autore che se n’è tirato fuori.
    Tra l’altro, dopo 3 Fiat, io sono felice possessore di 2 Toyota e ho pure fatto il test drive di una settimana all’uscita della primissima Prius. Se vogliono un racconto, sono qua eh! 😉

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  3. Non capiterà mai, ma accetterei al volo! Dopotutto si tratta di esercizio con relativa dimostrazione di capacità. E poi… Leonardo, il mio mito indiscusso… se lui ha dimostrato che l’arte sopravvive solo grazie al compenso di chi la comprende e sceglie, c’è poco da fare. Cambieranno anche i tempi, ma certe cose restano quelle.

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  4. Però la questione non è se accetterei io di scrivere un racconto per la Toyota oppure no. Lo sfogo dello scrittore era legato alla trasparenza dell’iniziativa, che a quanto pare non c’è stata. Almeno Nucci questo lamenta e allora la sua lamentela ci sta: perché io, autore, non sono messo al corrente che dovrò scrivere un racconto per lo sponsor? Ditemelo prima, almeno so (o posso scegliere) a cosa vado incontro. Poi, sai, le verità possono essere tante quando si parla del Premio Strega.

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  5. Il punto sono le regole di ingaggio. Se non prevedono marchette è giusto a mio avviso prendere le distanze. In questo caso l’autore in questione a mio avviso ha fatto bene. Si è sentito tirar per la giacchetta. Non dimentichiamoci che il necenatismo era necessario alla sopravvivenza materiale dell’artista,obbligato gioco forza a trovare uno sponsor. Mi pare che Toyota, ma soprattutto il Premio Strega, abbiano fatto un gesto poco trasparente. Ah se la cultura fosse promozionata dal sistema pubblico, potremmo evitare di cadere nelle trappole del marketing…. Infine marco dovresti saperlo, io scrivo solo per amore…..

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    1. Il punto è la scarsa trasparenza, infatti. Non è chiaro di chi sia la colpa, o meglio: credo che lo sia. L’organizzazione ha lasciato un po’ a desiderare e ha dato per scontato quello che invece si doveva dichiarare sin dall’inizio. Probabilmente anche le case editrici avrebbero dovuto ricordare agli autori che lo sponsor chiedeva qualcosa in cambio, e pure loro hanno peccato di scarsa comunicazione.

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