Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Cosa volevo dire con il mio racconto “Educazione Italiana”?

copertina la follia del mondo

 

“Educazione italiana” è il titolo di un mio racconto racchiuso nella raccolta “La Follia del Mondo”. Tu non ci crederai mai, perché siccome sono un autoeditore, immagini che io sia uno scarpone (“Altrimenti avresti trovato un editore serio”); ma non è stato semplice scriverlo.

Scrivere è comunicare

D’un tratto è apparsa la solita immagine: una donna che teneva in braccio un bambino già piuttosto grande. Perché? Perché alle gambe aveva delle protesi di metallo.

Be’: si sa. In quasi tutte le 3 raccolte della Trilogia delle Erbacce c’è un racconto che ha come protagonista un persona colpita da un handicap. In “Cardiologia” per esempio abbiamo “La forma della bellezza”; ne “La Follia del Mondo” invece ecco “Educazione italiana”. Invece nella prima, vale a dire “Non hai mai capito niente” non esiste nulla del genere (be’ almeno credo: mica posso ricordarmi tutto!).

Bene: ormai dovresti sapere come lavoro, no? La prima bozza è del marzo del 2016. La famigliola parte per la vacanza in una casa dell’entroterra, nel comune di Pontinvrea (e il motto dell’amministrazione comunale recita: “Ci si sta bene”). Sono padre, madre e bambino.

Come al solito piazzo un titolo in cima (“Sarà quello definitivo? Boh!”), e inizio a lavorarci per bene nel modo che preferisco. No: invece di procedere a tamburo battente, cerco subito di togliere ripetizioni, refusi, eccetera eccetera. Anche perché: come potrei procedere se non so nemmeno cosa ci sarà nel prossimo paragrafo?

Certo: se i tuoi personaggi escono di casa, e vanno nella casa delle vacanze diciamo che hai un certo margine. Ma non puoi giocarci per molto: prima o poi quel margine finisce e tu devi dare al lettore qualcosa di gustoso. Sì, scrivere è comunicare. Appunto: comunicare, non perdere tempo. E a un certo punto non sapevo più come andare avanti.

Che si fa in questi casi? Be’ il mio sistema prevede 2 strade: abbandonare, oppure rileggere con maggiore attenzione le prime righe, i primi paragrafi. E, corpo di mille bombarde, che tu ci creda o no, lì c’è già tutto. Devo solo essere abbastanza intelligente e bravo da individuarlo e riportarlo alla luce. E non è detto che ci riesca…

Comunicare è una faticaccia!

A forza di leggere e rileggere i primi paragrafi, di togliere ripetizioni, refusi, cancellare o aggiungere, migliorare le frasi… Mi sono reso conto che era il bambino a tirare le fila. Mi dirai: “Che fenomeno!” Hai ragione: ma come rendere chiara la faccenda? Perché chi scrive comunica, o almeno questo dovrebbe fare. Ma quello che a me pare evidente e chiaro, potrebbe non esserlo per chi legge. Non solo: se racconti una storia non puoi certo scrivere:

Questa è una storia dove un bambino malato tira le fila. Attenzione!

No, non funziona così.

Doveva accadere qualcosa, e questo qualcosa doveva dimostrare il valore del bambino. Ma cosa?

Quando sono nei guai penso alla celeberrima frase di Raymond Chandler:

Quando non sai come andare avanti in una storia, fai entrare un uomo con la pistola spianata: funziona sempre.

Io ho fatto entrare un uomo con l’ascia e il coltello…

E dopo un po’ mi sono reso conto che il bambino, nonostante la distrofia muscolare, poteva e doveva servire a qualcosa. Non poteva correre o scappare. Poteva solo, con la sua presenza, scombussolare.

Il finale non è a lieto fine, ma nemmeno termina con una tragedia. Non si sa bene che cosa ne sarà dell’uomo con l’ascia e il coltello. Può darsi che fugga, la faccia franca; che muoia; che torni in carcere e poi evada ancora una volta. È affar suo, a quel punto. Il cuore della storia, quello che avevo da dire è stato fissato (bene, almeno spero!).

Se ho la presunzione che il racconto “Il cuore” (dentro “Cardiologia”, però), sia un maldestro omaggio a Cormac McCarthy; ebbene “Educazione italiana” rende omaggio a Flannery O’Connor. Che poi sia riuscito a combinare qualcosa è un altro paio di maniche.

E infine, una nota personale. Durante il servizio civile svolto alla Caritas di Savona, incontrai e conobbi un giovane affetto da distrofia muscolare.

Qualche anno fa è morto, a nemmeno 40 anni di età.

Ciao Alessandro.

La domanda delle 100 pistole

Ti piacciono questi retroscena dei miei racconti?


Leggi un’anteprima de “La Follia del Mondo”.

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Autore:

Raccontastorie

11 pensieri riguardo “Cosa volevo dire con il mio racconto “Educazione Italiana”?

  1. Sì ho letto con piacere, e ammetto di aver provato una tenerezza molto spiccata verso il protagonista e patito per tutto il racconto la sua sorte. Temevo avresti raccontato un tragico epilogo e ho odiato con tutta me stessa l’uomo che hai fatto entrare con ascia e coltello. Sappilo

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  2. Sì, i retroscena mi piacciono sempre molto. Corrispondono ai contenuti speciali nei film. Anzi credo che siano quel valore aggiunto da sfruttare adeguatamente nel blog. Ma tu già lo sai e, infatti, già lo fai. 😉

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  3. Si, anche se devo ancora leggere La follia del mondo, è lì che aspetta.
    E mi piace che ci sia un racconto sulla disabilità, che molti fanno finta di non vedere e di raccontare, ma ci sono anche loro, sì.

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