Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Intervista alla scrittrice Nadia Banaudi

sito nadia banaudi

 

Secondo appuntamento con le interviste.
Con Nadia Banaudi ho già parlato in una precedente intervista, ma questa volta ho preferito puntare la mia attenzione su un aspetto meno considerato. La professionalità di chi scrive. Nadia, tra le altre cose, ci parlerà di “crowdfunding”, avendo lei un editore alle spalle.

Buona lettura.

 Per quale motivo hai scelto il crowdfunding per il tuo romanzo “Vita e Riavvita”? E ci spieghi che cos’è il crowdfunding?

Ho scelto questo sistema, piuttosto sconosciuto e innovativo in Italia, per tre motivi fondamentali:

  • sono un’esordiente e non provengo da una rinomata scuola di scrittura, non ho un nome altisonante quindi nessuna casa editrice non a pagamento mi ha preso in considerazione;

  • le case editrici a pagamento non sono nelle mie corde, non le foraggio e non le condivido, se posso le osteggio, loro sì però che mi hanno offerto disponibilità;

  • sono una che si mette in gioco, amo le sfide e apprezzo le novità, credo in me stessa: il crowdfunding mi ha dato modo di dimostrarlo.

Veniamo nello specifico al crowdfunding. Si tratta di un sistema di finanziamento dal basso che applicato all’editoria permette di creare il budget necessario alla pubblicazione di un libro. Trovati i sostenitori (leggi anche nella doppia veste di lettori) per la cifra necessaria a tutti i servizi editoriali, il libro riesce a essere messo nel mercato come prodotto completo.

Per te che cosa significa essere un’autrice grazie al crowdfunding? O meglio: come è cambiato il tuo modo di scrivere, il tuo lavoro di scrittrice quando hai deciso di imbarcarti in questa avventura e di “fare sul serio”?

Per me rappresenta l’occasione. Non ho cambiato modo di scrivere, forse nel tempo che è intercorso tra l’inizio del tutto (31/03/2016) e la pubblicazione (16/06/2017) ho imparato molto sia sulla scrittura che sul mondo che la contorna; forse ho affinato lo stile; forse ho pulito le lenti con cui osservo le cose, ma sottolineo il forse perché non è da me asserire di essere diventata qualcosa, io sono sempre in evoluzione, non smetterò mai di imparare e mai mi sentirò arrivata. Ho mantenuto il contatto con i miei sostenitori, non li ho mai dimenticati, né fatti sentire soli, li ho sempre tenuti nella considerazione che hanno avuto da subito, ho intrapreso un rapporto di reciproca amicizia, conoscendoli e facendomi conoscere senza filtri. Questo mi appaga moltissimo e mi fa sentire che sto facendo sul serio.

Quali sono, secondo te, i miti da sfatare attorno all’autoeditoria, nonostante tu non ne faccia parte?

Che siano gli scartati dalle case editrici. Conosco molti scrittori, che possono davvero definirsi tali, che hanno scelto con cognizione di causa questa strada, ben sapendo di ricevere il giusto compenso sulle royalties, libertà assoluta per scelte creative, critiche positive e negative dai lettori, vantando sia merito sia colpa. Li definirei coraggiosi, professionali e anche duttili in quanto capaci di scrivere, promuoversi, accettare consigli per migliorarsi e credere in se stessi, cosa davvero da non prendere sotto gamba. Dunque se nel mucchio c’è qualche falena, pazienza, per lo più sono farfalle.

Il problema più grande per un autoeditore come lo sono io, è quello della discoverability: farsi trovare dai lettori. Secondo te, qual è la prima mossa da fare: blog? Gruppo Facebook? Twitter? Google AdSense? (Oltre ad avere scritto un’opera almeno interessante, è ovvio).

Stabilito che la propria opera è il meglio che si è riusciti a produrre è sicuramente calarsi nel giusto ruolo. “Io sono colui/colei che lo ha scritto. Leggilo non te ne pentirai” il messaggio che deve trasparire è sicurezza, coerenza e serenità. Un lettore vuole essere rassicurato, non intimorito o stolkerato. L’atteggiamento usato deve essere inequivocabile ed equilibrato. Sul social giusto da usare io inizierei da fb, con la creazione del proprio bacino di lettori, la pagina dedicata pubblica e poi non disdegnerei a priori nulla, purché in sintonia con il prodotto e con il proprio ruolo. La cosa importante è calzare bene ciò che si indossa, prima conoscere pregi e limiti di ogni strumento, poi adattarlo a se stessi.

Nel mio caso specifico ho usato dapprima solo Facebook, poi ho aperto il blog, migliorandolo nel frattempo, e solo ultimamente scelto di ampliare con Twitter, Google+, Instagram. Avere contenuti diversi per ogni social è impegnativo, non ha senso farne uno clone dell’altro.

Puoi rivelarci, se ti va, quali sono gli errori che hai commesso nella costruzione della tua piattaforma di fan?

Sono stata poco aggressiva, ma in effetti non è da me esserlo. Avrei dovuto entrare a gamba tesa in molti gruppi social fingendo di essere la rivelazione dell’anno e carpire quanti più fan con uscite sensazionali. O forse falsificare il mio profilo mostrandomi esageratamente bella e spudorata (!!!) avrei alzato il numero dei follower. Ma in entrambi i casi non sarei stata io e come dico sempre ai miei figli: le bugie puzzano, meglio restare estremamente sinceri. I miei fan sono il massimo che potevo augurarmi di avere, sono orgogliosa di ognuno di loro (forse ognuna visto la stragrande maggioranza femminile).

Studiare il mercato, individuare il pubblico, e scrivere di conseguenza la storia”. Concordi con questa strategia, oppure la consideri una strada che porta a produrre libri tutti uguali?

So che funziona così, ma io non sono una programmatrice di intenti. A me nasce al contrario. La spinta intima mi porta verso un tema, una storia, da lì individuo il pubblico e cerco di approcciarlo nel migliore dei miei modi, ma di certo sempre in linea con me stessa. Quindi sarei un po’ contraria a creare libri tra loro uguali: il lettore è tutto tranne che sciocco, ha memoria e ricorda di aver letto cose simili, due volte non ci ricade.

Pensi che sia necessario frequentare dei corsi di scrittura creativa (oltre a leggere tantissimo)?

Sì, credo che per tipi come me siano importanti e colmino le lacune. Mi rendo conto di avere buchi neri che altri invece non hanno, magari ho le idee ma mi mancano le tecniche, e quelle sono davvero importanti. A questo riguardo molti trovano che i corsi si somiglino un po’ tutti, però come nella scuola, al solito la differenza la fanno gli insegnanti e la voglia dello studente. Capitare bene, avere fortuna e tanta voglia di imparare.

Le cose che un autoeditore deve fare assolutamente

Credere in se stesso, sempre. Essere coerente con il suo brand, coltivare il suo pubblico con professionalità e gentilezza. Senza lettori il libro è spacciato. Sono loro gli unici a meritare l’attenzione.

Le cose sulle quali non vale la pena perdere tempo ed energie

I commenti provocatori, che provengano da colleghi, critici, rivali. Per provocatori intendo quelli che tendono a mettere in cattiva luce. Sono dell’idea che sprecare energie con certe persone non sia un bene, tanto non cambieranno mai idea. Se fossero face to face consiglierei un sorriso a pieno viso per smorzare, ma visto che per lo più sono virtuali credo che ignorarli o fingere di stare pensando al loro consiglio sia la strategia migliore.

Quali sono i libri di formazione alla scrittura da leggere?

“On writing” di Stephen King, e mi fermo. Ho letto moltissima letteratura, che mi ha talmente plasmato da essermi sentita per anni impossibilitata a scrivere, visto l’inarrivabile perfezione. Ora leggo per lo più narrativa contemporanea, questo mi permette di trovare il mio spazio, di leggere meglio l’evoluzione del mondo che si racconta, restando molto attuale. L’ideale è leggere un po’ di tutto, sia come stili che come temi, per trovare il proprio filone, e sentire a cosa si è più adatti o vicini.

Parlaci del tuo romanzo “Vita e Riavvita” 

È per me un figlio cartaceo, con una sua anima, un vestito elegante di cui andare fiera e un nome che rappresenta un motto. Si staglia per stazza (414 pagine non sono poche, insomma), per dimensioni ( è stato stampato in un formato più grande rispetto agli altri libri perché si potesse leggere più comodamente) e mi rappresenta moltissimo. Dentro c’è un pezzo importante di me. Ci sono i miei appunti sulla vita, sulle donne, sulle misteriose connessioni che in pochi notano. C’è la voglia di riprendersi in mano le redini della propria esistenza, senza perdere in femminilità. Ci sono volti di donne e storie che le trasformano da comuni a speciali, ma senza indossare vesti da super eroine. Le donne con D maiuscola, quelle che mi piace vengano alla luce nelle loro mille colorate sfumature.


foto nadia banaudiNadia Banaudi è, come spiega lei stessa sul suo sito, un’autrice con un sogno nel cassetto, ma ormai messo bene in mostra sulle mensole di casa (e del Web, aggiungerei io).
Per i suoi 40 anni si è regalata il sogno. Ha preso in mano armi e bagagli ed è partita. Nella valigia ha messo le emozioni, lasciato che fluisse tutto attraverso quei ghirigori neri sul foglio bianco e infine ha dato vita a personaggi e storie che forse vivevano in lei da sempre. Perché crescendo aveva chiuso la penna nel cassetto, per cercare il lavoro giusto per lei. Il lavoro giusto non è saltato fuori, però è diventata mamma ma soprattutto ha ripreso a scrivere.
Oltre al romanzo Vita e Riavvita, i suoi scritti si trovano nell’antologia “Sognando”, e in “Buck e il terremoto”.

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Autore:

Raccontastorie

11 pensieri riguardo “Intervista alla scrittrice Nadia Banaudi

  1. Caro Marco, sono onorata di tanta attenzione. Davvero. Rileggendomi esce fuori proprio l’incredulità che un cammino come il mio sia arrivato tanto lontano, fino alla pubblicazione di un libro di cui sono orgogliosa, in un percorso che mi corrisponde. Io così normale da essere confusa con la maggioranza della gente, io così normale da sentirmi ora grazie a te e questa vetrina così speciale. Grazie di cuore.

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  2. Bellissima intervista, ho comprato il libro di Nadia e lo leggerò nei prossimi giorni, devo finire prima quello a 4 mani di un certo Marco Freccero 😉 Nadia è una ragazza dolce e spontanea, sui social traspare e secondo me non devi cambiare nulla di te perché sei bellissima così. Anch’io sto lontana dalle polemiche che spesso si scatenano sui social, è uno spreco di energie e di tempo e quelli cerco di metterli nella scrittura e nella lettura.

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    1. Grazie per i complimenti Giulia, troppo buona. Mi fa piacere che anche tu condivida lo stile di vita in cui le polemiche non vanno a braccetto né con la vita reale, né con quella virtuale. Credo che la coerenza di un’autore si legga anche attraverso queste sfumature e venga premiato dai lettori. E questo tuo commento mi fa ancora più piacere visto che avendo scelto la lettura del mio libro ricadi in questa categoria! Grazie ancora.

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    1. Sì sono molto soddisfatta anche e soprattutto del lavoro professionale che ho avuto a supporto, la figura del mentore è stata in effetti la benzina a non perdermi mai d’animo, la certezza di avere editor e grafici a prendersi cura del libro mi ha garantito tranquillità. La gioia più grande ora è sentire i commenti delle lettrici che hanno avuto fiducia in me, sentirle dire: mi hai letto dentro, sembra parli proprio di me. E leggere nei loro occhi l’emozione che un libro ha scatenato. Perché credo che la gioia più grande sia trasmettere emozioni e vedere che vengono raccolte.

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