Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Intervista alla scrittrice Giulia Mancini

home blog di giulia mancini

 

Anche oggi una nuova intervista. Questa volta lascio le risposte alla scrittrice Giulia Mancini che di recente è riuscita a chiudere un contratto con una casa editrice (Butterfly Edizioni), pur continuando a essere un’autoeditrice. Infatti buona parte delle sue opere sono state pubblicate in questo modo.

Buona lettura.

Da un po’ di tempo si sente parlare sempre più sovente di “autoeditore” invece che di “autore che si autopubblica”. Sei d’accordo, o si tratta di uno sciocco cambiamento di definizione?

Mi trovo d’accordo, soprattutto se consideriamo che l’autoeditore deve comunque svolgere tutta una serie di azioni che un semplice autore che si autopubblica non fa. L’autoeditore deve scrivere (una storia buona possibilmente) occuparsi dell’editing, dell’impaginazione, della copertina, insomma deve curare ogni aspetto del proprio libro e infine deve autopromuoversi. Un autore che cura anche tutti questi aspetti si può definire senza dubbio autoeditore.

Per te che cosa significa essere una scrittrice? O meglio: come è cambiato il tuo modo di affrontare la Rete, il tuo lavoro di scrittura, quando hai deciso di renderla parte della tua vita? 

Per me scrivere vuol dire guardare il mondo con uno sguardo particolare assorbendo le sensazioni che posso trasmettere attraverso la pagina scritta. Prima era uno sguardo più inconsapevole, esisteva già, ma da quando scrivo con lo scopo di pubblicare questo modo di osservare le cose è più cosciente. Proprio per questo anche i miei rapporti con la Rete sono più attenti, non voglio trasmettere percezioni sbagliate. Anche la mia scrittura è cambiata, in questi anni ho imparato a perfezionare sempre di più la pagina scritta, credo che il mio modo di scrivere sia molto migliorato, oggi quando rileggo un testo vedo ciò che una volta passava inosservato. Inoltre cerco di affidarmi a più di un beta reader e di curare di più la copertina perché è il biglietto da visita del libro e deve trasmettere il senso della storia.

Quali sono, a tuo parere, i miti da sfatare attorno all’autoeditoria? 

Un mito da sfatare è che si tratti di autori che scrivono male o che si improvvisano. Magari ci sono anche quelli, però molti scrivono storie belle, interessanti e scritte bene, non parlo di me ma di molti autori self che ho letto anche di recente.

Il problema più grande per chi fa autoeditoria è quello della discoverability: farsi trovare dai lettori. Secondo te, qual è la prima mossa da fare: blog? Gruppo Facebook? Twitter? Google AdSense? (Oltre ad avere scritto un’opera almeno interessante, è ovvio).  

Farsi scoprire dai lettori è una vera impresa, soprattutto perché un auto editore non ha la possibilità di investire in promozione come invece potrebbe fare una casa editrice importante. Tuttavia oggi la rete offre una visibilità notevole attraverso i social, bisogna scoprire solo il modo giusto di arrivare al pubblico e non è semplice. All’inizio ho aperto il blog che per me era anche un modo di esternare i miei pensieri al di là del romanzo che avevo scritto. Io credo che il blog sia molto importante perché permette di aprire un dialogo con i lettori e con altri blogger, permette quindi un confronto molto utile. Poi ho creato la pagina Facebook che consente di avere una maggiore e più immediata visibilità, nel tempo ho usato le promozioni a pagamento investendo piccole cifre, in parte è servito, in parte no, però oltre a credere in quello che scrivo credo che certi percorsi possano farsi anche a piccoli passi. In un momento successivo ho anche scoperto i gruppi Facebook, che richiedono però un grande investimento in termini di tempo e interazioni, possibilmente senza farsi travolgere dalle polemiche social. Dal canto mio interagisco con i gruppi compatibilmente con il tempo disponibile che ho, che è piuttosto limitato. Per la mia esperienza i gruppi, spesso, sono stati utili per confrontarmi su alcune tematiche di scrittura e penso di aver avuto una maggiore visibilità anche per i miei libri. 

Puoi rivelarci, se ti va, quali sono gli errori che hai commesso nella costruzione della tua piattaforma di fan? 

Un errore che ho commesso all’inizio è stato quello di fare promozione a caso senza individuare un pubblico preciso con determinati interessi. Per esempio se hai scritto un romanzo d’amore bisogna indirizzarsi verso un pubblico che ami determinate storie, sparare nel mucchio non serve a niente.

“Studiare il mercato, individuare il pubblico, e poi scrivere di conseguenza la storia”. Concordi con questa strategia, oppure la consideri una strada che porta a produrre libri tutti uguali? 

Io scrivo solo le storie che sento, non potrei fare diversamente, quindi è una strategia che, anche volendo, non saprei seguire. Anche se le mie storie d’amore sono molto distanti dal “rosa” classico, c’è l’amore ma c’è sempre qualcosa in più, l’emancipazione femminile, il risvolto sociale, la forza incredibile che si scopre nelle persone comuni. Dentro le mie storie c’è anche la mia visione della vita.

Pensi che sia necessario frequentare dei corsi di scrittura creativa (oltre a leggere tantissimo)? 

Anni fa ho frequentato per sei mesi un corso di scrittura creativa a Bologna, mi è servito molto per acquisire fiducia in me stessa grazie al confronto con gli altri allievi e con la scrittrice che teneva il corso. Tuttavia posso affermare che ho imparato soprattutto praticando la scrittura, studiando e leggendo molto. 

 La strategia che, chi scrive, deve adottare assolutamente.

È molto importante non scoraggiarsi e credere nelle proprie potenzialità, pur essendo consapevole dei miei limiti so di avere una buona capacità creativa e di scrittura affiancata da una certa tenacia, oltre ovviamente alla passione. È tutto questo che mi ha permesso di scrivere quattro romanzi, nonostante il mio lavoro principale assorba buona parte delle mie giornate.

 Quali sono i libri di formazione alla scrittura da leggere a tutti i costi? 

On writing di Stephen King fornisce ottimi consigli, tra cui quello di scrivere con costanza, cosa che cerco di fare anche se non tutti i giorni come suggerisce King. Ho letto anche alcuni manuali di “Io scrittore” con i consigli degli autori di best seller, sono ebook che si scaricano gratuitamente, ho trovato dei consigli molto utili su come scrivere un incipit o scegliere la copertina o individuare il titolo giusto. In generale poi le letture del genere che si vuole scrivere sono fondamentali, servono molto ad aprire la mente. 

Qualche mese fa un tuo libro “L’amore che ci manca”, che avevi auto-pubblicato, è stato notato e infine pubblicato da una casa editrice: Butterfly Edizioni. Ci puoi spiegare come è avvenuto e soprattutto: puoi “tirare le somme” di questa esperienza?   

“L’amore che ci manca” è il mio terzo romanzo e credo sia anche la mia opera più intensa e completa, tra le storie d’amore che ho scritto. Quando l’anno scorso l’ho pubblicata come self provavo a fare promozione nei gruppi postando degli estratti del romanzo e sono stata notata dalla Butterfly che mi ha contattato per poterlo leggere e valutare per un eventuale contratto. La valutazione è andata bene e così, gratificata dall’apprezzamento, ho ceduto i diritti per la pubblicazione. L’esperienza, nel complesso, è stata positiva perché il romanzo è stato molto apprezzato e ha ricevuto un ottimo riscontro di pubblico, grazie anche al fatto che la Butterfly Edizioni riesce a dare una buona visibilità agli autori e si impegna per questo. Inoltre per certi aspetti ho potuto “rilassarmi” in quanto la CE si è occupata della scelta della copertina (che mi piace moltissimo) della promozione, dei contatti con i lit blogger, tutte attività che un auto editore deve svolgere da solo. Mi dispiace solo che non ci sia ancora il cartaceo, ma speriamo di arrivarci. 

Parlaci un po’ del tuo ultimo romanzo “Fragile come il silenzio”. 

È un romanzo che nasce da riflessioni sui fatti di cronaca, in particolare sui casi di femminicidio, mi chiedo sempre cosa accade a chi resta, come affrontano la vita quei genitori che perdono una figlia, quel bambino che resta orfano della madre per mano del padre e cosa passa nella mente di un uomo che arriva a tanta violenza nei confronti di chi dice di amare. Da queste domande è nata l’idea di scrivere questo romanzo giallo e i personaggi sono sgorgati dalla mia penna quasi per caso, già delineati con un loro preciso carattere e un loro difficile passato. E questa storia si è sviluppata lentamente nel corso di un inverno. Dentro di essa ci sono le inquietudini della nostra epoca dove si scambia il possesso per amore, ma anche la forza e la determinazione di poter cambiare le cose. Saverio Sorace è un commissario napoletano che si trasferisce a Bologna e che si trova a dover risolvere subito un intricato caso di omicidi seriali, lui che era quasi scappato da Napoli e sperava di potersi occupare di crimini meno efferati. Lo affianca nelle indagini la collega Sara Castelli, una donna enigmatica che Saverio non riesce a inquadrare e per la quale prova, suo malgrado, una fortissima attrazione. Man mano che Saverio procede nelle indagini lo scenario si complica e un indizio sembra stranamente collegarsi proprio all’ispettore Castelli. Qualcosa del passato di Sara emerge all’improvviso e questo lo disorienta e gli fa dubitare di lei. I tasselli del puzzle lentamente si incastreranno e si arriverà a scoprire la verità e a fermare il killer.

Scrivere un giallo è stata una sfida difficile ma sono contenta del risultato e, soprattutto, sono felice di aver dato vita a dei personaggi che mi permetteranno di seguire ancora la strada del giallo per raccontare una nuova storia. 

Il romanzo “Fragile come il silenzio” è disponibile sui seguenti store: AmazonKoboiBooks Store

 


Giulia Mancini nasce in Puglia ma si trasferisce giovanissima a Bologna dove vive e lavora. Ha sempre avuto la passione per la lettura e la scrittura e nel corso degli anni ha scritto a fasi alterne, romanzi e racconti brevi, ma solo per se stessa e per pochi amici. Ama leggere in genere i romanzi contemporanei, ma non ha pregiudizi di genere, un buon libro la conquista sempre. Ha pubblicato nell’agosto del 2014 La libertà ha un prezzo altissimo e nell’agosto 2015 Fine dell’estate. Nel giugno 2016 era uscito in self il suo terzo romanzo “L’amore che ci manca” pubblicato in una nuova edizione dalla Buttefly Edizioni il 4 aprile 2017. Il quarto romanzo genere thriller si intitola “Fragile come il silenzio” uscito il 7 giugno 2017.

Blog: liberamentegiulia.blogspot.it

Pagina Facebook: Giulia Mancini Autore

 

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Autore:

Raccontastorie

18 pensieri riguardo “Intervista alla scrittrice Giulia Mancini

  1. Proprio così – chi dice che il self-publishing è la via più semplice non ha idea del lavoro che ricade sulle spalle del singolo autore.

    Certo, c’è chi si limita a pubblicare il proprio lavoro e a sperare che in qualche modo si faccia valere… ma chi tiene davvero a ciò che ha scritto si impegna eccome!

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  2. Ho conosciuto Giulia da poco e già letto e apprezzato molto i suoi lavori, entrambi quelli citati. Devo aggiungere che non solo Giulia prende molto seriamente il suo mestiere di scrittrice, ma lo svolge anche senza deludere i suoi lettori. Rientra a pieno titolo nella schiera degli autoeditori capaci e brillanti.
    Come al solito intervista interessante, complimenti a entrambi.

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    1. Grazie Nadia, sono davvero contenta che tu abbia apprezzato i miei romanzi, e grazie anche per quello che mi dici in questo commento, sapere di non deludere i lettori è una cosa bellissima.

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