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Istinti omicidi in casa Tolstoj

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Da tempo si è propagata come una lebbra una leggenda metropolitana. Quella che, per rendere la letteratura accettabile, la vuole funzionale a un certo, preciso sistema. E allora?

E allora ecco che la lettura, i libri, rendono felici! Fanno bene alla salute! Permettono di vivere più a lungo! (E io, stoltissimo, pensavo che questo fosse merito della medicina).

Istinti omicidi in casa Tolstoj

Se potessi ucciderlo, e poi ricrearlo esattamente uguale, lo farei con piacere.

A pronunciare questa frase è Sofia, la moglie di Lev Nikolaevic Tolstoj. Mica cotica.

È lei che per esempio ricopia durante la notte quanto scritto in maniera disordinata dal marito durante la giornata. Ma a un certo punto Tolstoj la esclude: delega il lavoro di riscirttura a una delle figlie (forse più di una).
Ma che cosa ci dice questa frase?

Innanzitutto: io la trovo molto dostoevskiana. Mi sarei aspettato di scovarla dentro “I fratelli Karamazov”, per esempio, e non certo tra le mura della tenuta di Jasnaja Poljana. Eppure succede.

Sofia era stata allevata per essere comme il faut. Una brava donna di famiglia che sapeva sovrintendere alla casa; suonare il pianoforte, intrattenere gli ospiti, dipingere acquarelli e soprattutto mettere al mondo dei figli; se non ricordo male furono tredici. Lui, sempre se non ricordo male, ne ebbe almeno uno in più.

E, cosa ancora più essenziale: ingoiare rospi (vale a dire: sopportare i tradimenti del marito).

Questa donna imparò a non chinare il capo. A venerare il marito, e a tenergli testa (se hai Tolstoj come marito che fai: non lo veneri?). Ma non è questo il punto, ovviamente.

Questa ideuzza (come scriverebbe il buon Fedor) che recita:

Ma quanto è bello essere persone di cultura, perché questo aumenta la qualità della vita

è ridicola. Si tratta di una semplificazione che io considero persino pericolosa. Perché vuol far credere che siamo solo aria; idee. Invece siamo persone, cioè miserabili di solito.
Miserabili.
La cultura spesso insegna solo a indossare con maggiore disinvoltura e abilità la maschera. Fine.

Ma torniamo all’argomento di questo post.
Vivere con un tipo come Tolstoj, o comunque di quel tipo lì, è una sfida. Una sfida che ha a che fare più con la tortura, che con la bellezza e l’arte. Quest’ultime esistono e ci sono, ovvio: ma per raggiungerle: quanto dolore. Quanti tormenti.

Immagino che Sofia abbia trascorso buona parte della sua vita quotidiana (attenzione: quotidiana. Significa ogni giorno), in compagnia di un uomo che per esempio, le metteva le corna con una contadina pure brutta.

Ma qual è il senso di questo post? Non è chiaro?

La ricetta perfetta

Il senso è lì, come vedi. Ce l’hai sotto il naso. Se vuoi vivere a lungo: segui i consigli del medico (non è vero: tutto è già stato fissato e deciso e nessuna stupida dieta aggiungerà un minuto alla tua vita).

Se desideri essere felice: cerca di avere un mucchio di soldi.

Ma smetti per piacere di credere e di ripetere che la scrittura rende le persone migliori. Non è vero.

Non è vero.

La domanda delle 100 pistole

Quali libri di Lev Tolstoj hai apprezzato?


Marco Freccero è l’autore di questo post (nel caso non lo avssi capito), ed è pure un raccontastorie! Guarda questa raccolta di racconti, per eseempio!

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Autore:

Raccontastorie

8 pensieri riguardo “Istinti omicidi in casa Tolstoj

  1. Sai che stranamente devo ancora leggerlo? (Anna Karenina attende lì sullo scaffale, e ogni volta mi getta un’occhiata acida quando le passo accanto). Fortuna, tuttavia, che anche i grandi scrittori si rivelano dei miserabili… Se Hemingway o Tolstoj fossero stati umanamente perfetti, non avrebbero potuto dare alla luce delle opere così grandiose 😉

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    1. Questo è vero. Alla figlia diceva “Mio Dio, ma quanto sei brutta. Quanto sei brutta!”. E degli altri figli diceva: “Sono i miei peccati, è giusto averli sempre davanti agli occhi”. E la moglie? Di certo una santa…

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  2. pensa che proprio ora sto leggendo Anna Karenina (e ovviamente lo sto adorando). da qualche parte ho letto che il personaggio di Kitty è stato modellato sulla moglie Sofia. non esito a dire che a oltre metà romanzo Kitty è senz’altro il mio personaggio preferito e spero che almeno alla povera moglie sia stato reso questo omaggio letterario.
    del resto mi domando Tolstoj sarebbe stato così grande senza una moglie così intelligente e pronta a servire la sua arte? sarebbe bastato un qualsiasi segretario? non so, del resto nessuno lo saprà mai.
    ho letto anche Guerra e Pace (immenso, in tutti i sensi), la morte di Ivan I’lic (splendido e crudele) e La sonata a Kreutzer (meh, troppo bacchettone secondo me e poi da che pulpito!).
    Credo che esista anche una biografia di Tolstoj scritta proprio da Sofia, tu l’hai letta?

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    1. No, non ho letto quel libro della moglie. Ho letto “Tolstoj è morto” sempre di Adelphi, che narra le ultime ore dello scrittore nella stazione ferroviaria di Astapovo, ma offre anche squarci della vita coniugale dei coniugi. Be’, molto istruttivo, diciamo così. Ma a lei non fu consentito di vedere il marito che da morto. La cerchia di “ammiratori” che aveva attorno le impedì di salutarlo per l’ultima volta…

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