Dove terminerà il mio romanzo (ovvero: per capirlo devo scrivere)

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Anche oggi risponderò al sondaggio che ho messo sul questo blog la settimana scorsa, e riguardava il luogo nel quale ho deciso di ambientare il finale del mio prossimo romanzo.

E la risposta esatta è…

Il romanzo è una faccenda complessa

Le isole Orcadi.

 

isole orcadi

 

In principio avevo pensato a qualcosa di ancora più esotico (ma sempre in Europa): le isole Far Oer. In seguito, mi è sembrato più interessante spostare il finale in queste isole che si trovano al nord della Scozia.

Per quale motivo? Questa sì che è una buona domanda! Uno che ambienta sempre le sue storie a Savona, per quale ragione poi sposta tutto in un luogo così distante e particolare?

C’è anche da aggiungere che un simile “trasloco” vuol dire un surplus di lavoro. Perché il protagonista si sposterà sin lassù, e quindi sarà necessario conoscere un po’ gli aerei, i traghetti, gli autobus, i B&B…

Perché?

Boh!

Il bello delle storie è che spesso sono solo un lampo; poi ci devi pensare. Una storia non è solo una serie di eventi che accadono a un personaggio, e che lo spingono a uscire dalla sua tana, a crescere (o a non crescere: e chi lo dice che si deve sempre crescere?).

Quindi all’inizio avevo questo finale che si svolgeva nelle isole Far Oer, con il protagonista che noleggiava un’auto e andava, andava, poi a un certo punto si fermava, scendeva e si guardava attorno.

Sì, ma…

Mentre scrivevo la storia ho imparato a conoscere meglio i protagonisti (già, non sono uno, ma due). Come diceva Flannery O’Connor, per capire devo scrivere, altrimenti non ci capisco un accidenti. E senza fretta mi sono reso conto che questi protagonisti erano archeologia.

Sono dei sopravvissuti in un mondo che sta imparando a vivere senza di essi. E in un certo posto, lassù nelle Orcadi, c’è qualcosa che fotografa la loro condizione. Ma: si tratta della fine o di un nuovo inizio (personale)?

D’accordo: ma non era possibile ambientarlo più vicino?

Boh!

Ogni tanto bisogna provare a combinare qualcosa di differente. E mi piaceva l’idea di spostare tutto da un’altra parte per vedere se riuscivo a combinare qualcosa di appena decente. Cosa succede quando il protagonista non solo esce dalla tana, ma va proprio da un’altra parte?
Non ne ho idea, per questo si scrive.

E qui ci sarebbe da scrivere parecchio su cosa diavolo significhi “per capirlo devo scrivere”. Perché si presume che uno prima abbia le idee sufficientemente chiare per partire alla conquista della storia; altrimenti perché muoversi? Non è possibile imbarcarsi in una storia lunga se prima non sai bene cosa diavolo ficcherai in quelle pagine.

Non è così semplice.

Premesso che il racconto è un’altra faccenda (ma pure lì per capirci qualcosa, devo scrivere), la storia lunga (il romanzo), ha necessità di un metodo di lavoro differente. Non credo che ci si possa imbarcare in una storia lunga senza avere una chiara idea di come si chiuderà. Magari è possibilissimo, ma sono talmente tanti gli elementi da tenere assieme, che se non hai uno straccio di finale, almeno uno straccio, il rischio è di finire fuori strada.

Il non avere chiare le cose ha poi un altro vantaggio: ti impedisce di pontificare.

D’accordo, hai il finale. Più o meno sai che si svolgerà lì, che prima saranno necessarie una serie di azioni, superare qualche ostacolo, ma con buone probabilità lì accadrà questo.

Bene.

Però siccome non sai nemmeno tu che cosa diavolo accadrà di preciso, né sei in grado di avere tutto nitido e definitivo, puoi riuscire a scrivere qualcosa di interessante. E un autore è interessante solo quando scende dal piedistallo.

Quando non pontifica.

Ehilà! Adesso potresti farmi notare che è praticamente impossibile scrivere qualcosa senza avere delle idee, la propria visione del mondo. Insomma: senza pontificare.

Ma si capisce!
Stai pur certo che la tua visione del mondo resterà: ma non può diventare il metro con la quale scrivere o scegliere che cosa scrivere. Tu lo devi tenere ben stretto a te, quel tuo metro. Ma non è quello dei personaggi. O forse sì, però non lo puoi sapere, ricordi?

Non puoi pontificare.

Certo, alcuni lo fanno, e con ottimi riscontri e grande successo.

Ma uno scrittore che pontifica non è uno scrittore.

È un banditore.

Niente sondaggio? Tornerà, tranquilli…

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24 thoughts on “Dove terminerà il mio romanzo (ovvero: per capirlo devo scrivere)

  1. Io non riuscirei ad ambientare un romanzo in un posto sconosciuto. A meno che non sia del genere tutto inventato… Perciò sono d’accordo con Giampaolo… Fattibile un giro sulle isole, vedrai come la chiudi la tua storia…
    😁

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  2. Scozia. Hai vinto. Sarà un successo, quello è un paese magico, mica cotica! (dove l’ho già sentita questa??) Ve bene, sono troppo di parte quando si parla della Scozia, c’ho un pezzo di cuore migrato da solo lassù. 😉

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  3. Sono d’accordo sulla scelta dell’ambientazione come coprotagonista di una storia. Anche Salgari non aveva mai visitato i luoghi dei suoi esotici romanzi, l’immaginazione che esiste a fare? La frase di Flannery O’ Connor che non conoscevo rende bene l’idea, scrivere per capirci qualcosa è un po’ anche il mio motto.

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