C’era la Giornata Mondiale del Libro, ma avevo da stirare

trilogia delle erbacce

Ma davvero il 23 aprile era la Giornata Mondiale del Libro? Sul serio? Pensa un po’: c’è pure una Giornata del Libro, e mica una giornata così, tanto per fare. Una Giornata Mondiale del Libro. 

Accidenti. Averlo saputo. Se lo avessi saputo: non avrei fatto, né scritto nulla di particolare. E lo sapevo bene. Però: al diavolo. E non è vero, come scritto nel titolo, che avevo da stirare.
Io stiro di sabato, sempre.

La strada per il successo è fatta di…?

Eh! Cari miei e care mie: lo so. Uno come me che scribacchia dovrebbe cogliere queste occasioni (belle, vero?) per fare la ruota del pavone e mettersi in mostra. Perché dappertutto sulle reti sociali è stato un fiorire di libri, e citazioni, e foto con oggetto e argomento: i libri, appunto. E pure su YouTube (a proposito: lo sai che ho un canale YouTube?).

Queste sono occasioni d’oro per fare atto di pubblica presenza e dimostrare che sì, insomma: facciamo parte della stessa compagnia di persone tanto perbene che leggono, leggono, leggono. Abbracciamoci senza esitazioni: siamo la crema! Siamo i Migliori (con la maiuscola, mi raccomando), e come noi, nessuno mai. Se tutti fossero come noi!

Che squallore.

Se avessi sposato tutte le Giornate Mondiali sono certo che avrei ottenuto maggiori risultati. Io e le mie opere, s’intende. 

La strada del successo sai di che cosa è lastricata?

Di talento!”.

Stai scherzando, vero?

Di impegno!”.

Eh?

Allora di fortuna!”.

Quindi credi agli ippogrifi.

La strada per il successo è fatta di conformismo. 

Fine.

Queste sono straordinarie occasioni per tirare fuori dalla dispensa, lucidare ed esporre, i luoghi comuni (che per magia, perdono la loro insipida qualità di luoghi comuni); per dimostrare la nostra acquiescenza allo Spirito del Tempo. Perché cari miei e care mie: qui se si vuole emergere bisogna ripetere le parole d’ordine. Seguire, con scrupolo, il Calendario delle Buone Pratiche. Adottare senza esitazione la Tabella di Marcia del Sol dell’Avvenire.

I libri fanno vivere a lungo! (Raymond Carver muore a quasi cinquant’anni; Flannery O’Connor non ne ha nemmeno quaranta: mi fermo o continuo?).   

I libri rendono felici! (Stig Dagerman si è ammazzato a trentuno anni; Hemingway si è infilato le canne del fucile in bocca e clic). Mi fermo o continuo?

I libri uccidono il razzismo e aprono la mente! (Céline dice niente? Knut Hamsun? Ecco: sono grandi scrittori. Cioè da leggere. Ah, e per mancanza di spazio e carità cristiana non dico nulla degli intellettuali italioti, pochi si sono sottratti, che nel Novecento si sono adeguati alle ideologie in quel momento ruggenti. C’è gente che li considera dei numi tutelari).

I lbri allungano la vita! (Ma no: addormentano)

Non è che mi piace fare il bastian contrario. È che io osservo la realtà (ricordi? Racconto storie). E non mi importa un fico secco se l’ideologia dice che non bisogna farlo, e occorre invece, in onore dell’ideologia, sostituirla con una rappresentazione falsa e puerile.

I libri allungano la vita; i libri uccidono il razzismo; i libri rendono la vita migliore.

Bubbole.

Ideologia.

Infantilismo cronico.

Meglio leggere un mio racconto pubblicato proprio su questo blog: “Nei libri ci sono pistole”. 

Quante sciocchezze. È dimostrato scientificamente che se per esempio educhi i bambini a…”.

Ai bambini puoi raccontare qualunque cosa: se la bevono. Per questo i dittatori li adorano. E ormai educare è diventato sinonimo di conformismo. Non esiste il ragionamento, la riflessione.

Si fa così perché…

Si deve dire così perché…

E per capire che io ho ragione, basterebbe fare un esperimento. Andare a chiedere agli studenti che cosa significa obbedienza.

Ah!

Quanto bei luoghi comuni rovescerebbero fuori dalle loro bocche!
Quante iperboli!
Quanti paroloni pieni di sana (perché è sana eh!) indignazione!
Magari ci scapperebbe pure uno sciopero (che male non fa mai).

Obbedienza significa “ascoltare”. 

Ah, lo so.
Questo era il significato antico, ma adesso le cose sono cambiate e…
E allora?
Se qualcosa è stato travisato dovrebbe essere compito dell’istituzione scolastica riportarla al suo giusto significato. Il compito dell’istruzione dovrebbe essere quello di:

  • dire come stanno le cose (obbedire vuol dire ascoltare);
  • spiegare il travisamento.
  • In poche parole: educare a usare la testa (la propria) e ragionare.

Ma non lo fa perché deve produrre conformismo. E ci riesce alla grande.

Mi rendo conto che questo post doveva parlare (forse) della Giornata Mondiale del Libro e invece siamo finiti a parlare di tutt’altro; o no? Avrei potuto e dovuto sparare un bel sermone a favore di queste iniziative (ma ho appena scritto che non ci credo).
Oppure avrei potuto spiegare con linguaggio alto e nobile che cosa di dovrebbe fare sul serio… Ma qui di linguaggio alto e nobile non c’è traccia.

Ma che male ti fa? La gente ogni tanto inventa queste iniziative per celebrare il povero libro tanto bistrattato“.

Ah, è vero: me lo dimenticavo. Non credo che mi faccia male, però non sopporto il diluvio di sciocchezze che queste giornate portano con sé. E comunque il libro non è mai stato così bene come in questi ultimi tempi.
Come? In Italia si legge poco? Si legge comunque tantissimo rispetto a 100 anni fa. Non abbiamo mai avuto così tanti libri come ora. C’è solo l’imbarazzo della scelta. E poi ficchiamoci nella testa: il libro non è più il giusto “metro” per misurare la qualità di una popolazione.
Lo sono le serie televisive.

Meglio Netflix, probabilmente

Da un bel pezzo il romanzo è entrato in crisi. Non è più lui l’unico mezzo a narrare che cosa succede nella società. Ma è arrivato tra di noi da un bel numero di anni un nuovo protagonista: lo schermo.
Netflix e compagna cantante. (No, non sono abbonato e guardo pochissima televisione).
Pretendere di credere che solo il libro e nient’altro sia il mezzo per crescere ed evolvere vuol dire sul serio vivere sugli alberi. È come pensare che lo sport sia solo il calcio.
La maggior parte delle persone NON legge per i motivi più vari (non ha tempo; non è interessata…). E poi perché c’è di meglio.
La televisione. Le serie televisive. Sono loro a svolgere il lavoro di Dumas, Dickens, Zola, Balzac: eccetera eccetera.
Questa gente non apre un solo libro in tutta la sua vita? Pazienza; ma non possiamo sul serio concludere che sono brutti, sporchi e cattivi. Usano solo lo strumento più a buon mercato che esiste. Nell’Ottocento era la stampa che pubblicava a puntate “Il circolo Pickwick” o “Il conte di Montecristo” (che poi venivano stampati in libri). Adesso c’è Infinity o Netflix.

A questo punto potrei imbarcarmi in un’altra digressione: l’autoeditoria è uno dei pochi territori liberi per provare (a costi molto contenuti) a scrivere e raccontare storie che non sono legate al conformismo. Perché le serie televisive rispondono spesso a precisi criteri, e solo il rispetto di questi permette loro di cogliere il successo. E richiedono soldi: tantissimi.

Anche l’autoeditoria pretende ormai degli investimenti. Ma essendo slegata abbastanza dalle logiche che vanno per la maggiore, garantisce a chi decide di scegliere questo mezzo un interessante margine di manovra. E al momento è comunque più economica. Ma a mio parere il post è già abbastanza lungo, dubito che qualcuno arriverà mai a leggere sin qui, e proprio per questo mi fermo.

E ricorda: farsi una buona birra è sempre meglio che leggere. 

Intanto io vado a stirare, anche se non è sabato.
Con permesso.

nuova copertina non hai mai capito niente


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20 thoughts on “C’era la Giornata Mondiale del Libro, ma avevo da stirare

  1. C’era la giornata mondiale del libro, ma avevo da badare a due figli. E tanto altro…però ho letto la sera. Niente TV, la birra da sola mi fa tristezza, anche se meglio quella di brutte compagnie. Un libro è un’ottima compagnia che io onoro tutti i giorni, non solo in uno. Non amo le giornate del…
    Birretta? 🍻🍺🍺🍺🍺

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  2. C’era la giornata mondiale del libro il 23 ma io ero a lavorare, come sempre durante la settimana, tra l’altro stiro poco. Non guardo Netflit, dormo già bene sul divano con la TV free…

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  3. Giornata mondiale di una cosa fatta per l’elite e per i grandi editori. Cosa dovrebbe mai significare giornata mondiale del libro se non: tu che non leggi mai nulla, vai in una catena e compra un best seller che è in classifica. Tanti e tanti anni fa in detta giornata compravo un paio di libri di carta. Oggi non ha proprio più senso. Comunque auguri 🙂

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  4. Rituali è simboli vengono difesi con tanto più ardore quanto più si capisce che non cambieranno un fico secco. Io li ignoro a raffica. Non che mi senta migliore di chi invece partecipa, anche con entusiasmo; solo non mi interessano, perché non ci trovo alcuna utilità. Con i simboli, poi, non ho un buon rapporto: noi esseri umani siamo portati a usarli, ma li carichiamo di significati al punto da dimenticare che li abbiamo inventati noi, e non hanno un valore oggettivo in sé. Ma è un discorso lungo. 🙂

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  5. Io sono contro gli anticonformisti, perciò la giornata mondiale del libro la festeggio con un tweet, un hashtag, un’immagine, quel che mi passa a tiro, del resto la festeggiano anche tutti i lettori di Outlander per il globo, non mi ritengo migliore o peggiore di loro. Il 23 lavoravo anch’io, per fortuna che si possono impostare per tempo i bot (che non sono i buoni ordinari del tesoro, no) e usare lo smartphone in pausa pranzo (l’unica salvezza dai colleghi che vorrebbero anche in quell’ora parlare di lavoro!) Io stiro quando proprio occorre, e sempre quando c’è un bel film in tivù (leggere stirando ancora non mi riesce 😀 ).

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  6. Mi permetto di dissentire sul contenuto delle frasi che hai usato ” ormai educare è diventato sinonimo di conformismo” e “obbedire vuol dire ascoltare”. Se ti riferisci ad “agenzie educative” come la famiglia, il gruppo sportivo/aggregativo, i social, la televisione, il catechismo….non entro nel merito, ma se il tuo riferimento è diretto alla scuola,cioè il campo che mi riguarda in quanto insegnante, vorrei precisare che, almeno nelle intenzioni e nelle azioni della scuola, è proprio il contrario. E mi spiego meglio. L’ascolto è la pratica fondamentale che sta alla base della comprensione, ed è finalizzato alla formazione e all’arricchimento del lessico affinché ci possa essere comunicazione e produzione di discorsi e testi di vario tipo (comunicativi, euristici, cognitivi, espressivi, argomentativi, soggettivi). A questo proposito, nel documento delle Competenze Chiave Europee, che è quello a cui fanno riferimento le programmazioni di classe,(primaria e secondaria di primo grado) viene dichiarato ” La comunicazione orale nelle forma dell’ascolto e del parlato è il modo naturale con cui il bambino, ad un tempo, entra in rapporto con gli altri e dà i nomi alle cose, esplorandone la complessità. Tale capacità di interagire, di nominare in modo sempre più esteso, di elaborare il pensiero attraverso l’oralità e di comprendere discorsi e testi viene sviluppata e gradualmente sistematizzata a scuola, dove si promuove la capacità di ampliare il lessico, ascoltare e produrre discorsi per scopi diversi e man mano più articolati e meglio pianificati.” Viene più avanti specificato che la pratica delle abilità linguistiche , a cui sottintendono le funzioni logiche (analisi, riflessione,confronto, induzione, deduzione…) “passa attraverso l’esperienza dei diversi usi della lingua e la predisposizione di ambienti sociali di apprendimento idonei al dialogo, all’interazione, alla ricerca e alla costruzione di significati, alla condivisione di conoscenze, al riconoscimento di punti di vista diversi e alla loro negoziazione”, questo anche in vista della partecipazione sempre più attiva alla cittadinanza, a collaborare e partecipare, ad agire in modo autonomo e responsabile, a risolvere problemi, a individuare collegamenti e relazioni, ad acquisire e interpretare l’informazione. Il che, mi pare, sia contrario al conformismo, anzi dovrebbe rappresentare un’arma efficace per combatterlo. Forse se molti genitori sapessero quali sono le finalità educative della scuola, sarebbero più rispettosi e grati della sua funzione.
    Nella cocofonia del mondo odierno, a mio parere, saper tacere e ascoltare non è sinonimo di conformismo, nè é un atto passivo, ma fortemente rivoluzionario e comunque il preludio alla costruzione di un pensiero razionale, motivato e argomentato.
    Comunque non voglio tediarti ancora.

    Ti lascio un link che forse può interessarti riguardo la presentazione di un libro che avverrà a Savona,il giorno 11 maggio, alla libreria “Il Libraccio”: Si tratta di racconti di montagna.Non so se ricordo bene, ma mi pare che una volta hai scritto che pur vivendo vicino al mare, prediligi la montagna.
    Ciao, a presto.
    Fiorella

    https://www.illibraio.it/eventi/irene-borgna-presenta-il-pastore-di-stambecchi-alla-libreria-libraccio-di-savona/

    Liked by 1 persona

    • L’11 maggio: se ci riuscirò passerò da quelle parti. Sì, ricordi bene. A me non piace il mare, preferisco molto la montagna. E il tuo libro pare molto interessante.

      Sono d’accordo: se le famiglie capissero e sapessero. E mi piacciono i documenti che citi. Ma quello che poi noto in giro è soprattutto conformismo, e mi viene confermato da amici che insegnano. I ragazzi entrano nella scuola, e ne escono, senza avere davvero gli strumenti per comprendere il mondo, e ragionare con la loro testa. Possiamo citare come scusante il desiderio di essere approvati dalla maggioranza: ma se la scuola non riesce a incrinare lo spirito gregario insito in ognuno, chi può riuscirci? Poi è evidente che ci sono delle eccezioni. Temo però che si tratti di casi piuttosto isolati perché la scuola è una delle fabbriche del consenso. Non nasce per produrre persone libere. Ma bravi consumatori.

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