Scrivere racconti: hai un buon paio di scarpe?

trilogia delle erbacce

Siccome io racconto storie, ho deciso di scriverne. 

L’idea mi diverte e dopo molte riflessioni, dubbi e “Ma chi te lo fa fare?”, ho infine deciso di rompere gli indugi e buttarmi: ma non dal ponte. 

In realtà ho già prodotto “La scrittura è difficile”, e insieme alla scrittrice Morena Fanti “La scrittura a 4 mani”, entrambi in versione digitale e in vendita su Amazon.

Precisazione: il materiale che utilizzerò saranno anche i miei racconti della Trilogia delle Erbacce.

Patente e libretto! 

Ah, già sento alcuni rumoreggiare: 

“E questo chi diavolo è? Per quali prestigiose case editrici ha scritto? E a quali premi ha partecipato? Quanti ne ha vinti? E all’estero è andato? Quanti libri sono stati tradotti?”.

Allora. 

Io sono uno scarpone per fortuna, e questo mi offre il privilegio di scrivere di questi argomenti. Nessuna casa editrice “prestigiosa” (se si eccettua 40K, chiusa), ha mai accettato le mie storie. 

Premi? Anni fa provai a partecipare a “Io scrittore”: silurato.

All’estero? Una volta sono andato nel Principato di Monaco. Ah, e pure in Vaticano diverse volte (è uno Stato estero).

Mi pare di avere sufficienti titoli per scrivere di scrittura. E se a qualcuno non piace: può accomodarsi altrove.

Giusto?

Giusto.

E ricordo infine che John Gardner, insegnante di scrittura di Raymond Carver, insegnava senza aver mai pubblicato nulla. Ci riuscì, alla fine. Ma per anni gli editori gli rispondevano “No”. (Alcuni dicono che le sue opere non siano altro che oneste prove di scrittura, inferiori a quelle di Carver per intenderci).

Camminare. Il primo requisito per scrivere racconti

Innanzitutto togliti dalla testa di startene lì seduto davanti al tuo computer in attesa dell’ispirazione. Ma quali ispirazione. Queste sono fesserie. 

Scrivere richiede anche un po’ di preparazione fisica. Devi uscire di casa, camminare. Come insegna l’ottimo Cechov, un buon paio di scarpe sono la base di uno scrittore.

Ehi: io parlo di scrittori, non di gente che sogna a occhi aperti. E lo scrittore di che cosa si nutre (oltre al cibo che consuma circa 3 volte al giorno)?

Di realtà. 

Di ciccia.

Di carne e sangue. È di questi argomenti che parla. Sono queste le materie prime che userà (chissà se bene, benino o male), per costruire le storie.

Scrivere non vuol dire estraniarsi dalla realtà: ma calarsi in essa. È un mestieraccio, e non c’è nulla di romantico. È un mestieraccio perché hai a che fare con la realtà che tutti tentano (con successo), di ignorare o di sfuggire. E la realtà contiene persone: spesso brutte, sporche e cattive. Anche quelle buone hanno i loro demoni, spesso più spaventosi di quelli che albergano nei cattivi.

Lo so che tu adori la letteratura di evasione. Io non sto dicendo che non la devi leggere, o scrivere. Dico che c’è un’altra letteratura: non di evasione. Mi riferisco a essa.

Se scegli di fare questo tipo di letteratura, comprati un buon paio di scarpe. Esci. Gira, cammina.  

Di Napoleone, o dei suoi ufficiali

Quando scrissi “Del tutto inaspettato”, il primo racconto di “Non hai mai capito niente”, me ne andai a Pontinvrea. È un comune della provincia di Savona. Per quale motivo?

Sulla strada appena oltre il passo dei Giovi c’è, a sinistra, un edificio. Sembra che sia stato il comando di Napoleone, o dei suoi ufficiali, durante la campagna d’Italia che sfociò nella celebre battaglia di Montenotte. Quell’edificio, col tetto sfondato, circondato dai ponteggi, lo avevo visto chissà quante volte. E me ne andai a vederlo ancora una volta. 

Non solo. In quel racconto i protagonisti (marito e moglie), raggiungevano Sassello; e io feci altrettanto. 

Poi, lasciavano il paese e andavano nell’entroterra, fino a trovare uno slargo accanto al torrente dove fermarsi per uno spuntino. Slargo che trovai, ovviamente. 

Non feci  tutto questo a piedi, però. 

Ci andai in macchina. 

Un atto dinamico

Scrivere è un atto dinamico, sempre. Ricordi? Ha a che fare con la vita, e questa scorre. 

Andare a vedere un certo posto non è di per sé davvero indispensabile. Lo puoi fare, oppure no. E magari è solo una mia posa, lo faccio per darmi un tono.

In realtà penso anche che puoi non andare da nessuna parte; startene a casa, insomma. Ma è essenziale ficcarsi in testa che una storia è movimento. Quindi andare a vedere quel posto è importante perché può (ma non è detto) indurre ad adottare il giusto modo di ragionare. 

Si scrive una storia perché (di solito), accede qualcosa. Che influenza il protagonista, lo mette in crisi, inducendolo a cambiare; oppure, no. 

Movimento.

Puoi realizzare questo movimento senza andare in quel certo posto? In fondo stiamo parlando di un’ambientazione che non ha nulla di particolare. Non era, quella che io ho scritto, una storia ambientata in un castello inglese, dove i protagonisti vivono per settimane. Ma di qualcosa che si sviluppa e si conclude in poche ore; e che si può tranquillamente ambientare in una città, oppure in un posto che non ha alcuna corrispondenza con la realtà.

Un atto sgradevole. Per questo devi camminare

È fondamentale ribadire che la scrittura non è comodità, anche se lo farai probabilmente al caldo, con un tetto sulla testa e una tazzina di caffè accanto. Ecco perché dovresti imparare a camminare (e poi fa bene alla salute). Dovrai frequentare personaggi che reagiscono in modi, o dicono cose, che tu non condividi. Perché non si scrive per comunicare al mondo la propria intelligente e sublime visione del mondo, capace di salvare l’umanità. I personaggi non sono burattini in mano tua. Hanno una loro individualità, una dignità; e a esse tu devi fornire il tuo talento (poco o tanto che sia), per permettere loro di emergere. 

Sei servo della storia, non il suo dittatore. 

Si scrive per arrivare alla realtà, una realtà ridotta a parodia o caricatura da troppa stampa e televisione. Oppure negata. E siccome sarà sgradevole vedere dei personaggi fare di testa loro, il movimento che imponi al fisico serve per ricordarti che fuori di casa non sai cosa potrà accadere. Quali influenze o scherzi del caso (o del destino), piomberanno su di te come un agguato.

Camminare con un paio di buone scarpe, visitare luoghi vicini o lontani da casa apre la porta (o la finestra?) a influenze e influssi, sollecitazioni che nella propria abitazione di sicuro non avrai probabilmente mai. Capisci (magari non subito), che tutto può accadere alla tua storia. Un odore, un rumore, un brano di una conversazione, un sorriso: tutti elementi che ti possono aiutare a sviluppare meglio la tua storia.

Libri citati, di riffa o di raffa, in questo sublime post:

Né per fama né per denaro di Anton Cechov. Editore Minimum Fax.

Il mestiere dello scrittore di John Gardner. Editore Marietti.

Non hai mai capito niente di Marco Freccero.

nuova copertina non hai mai capito niente


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8 thoughts on “Scrivere racconti: hai un buon paio di scarpe?

  1. Sottoscrivo tutto. Forse è per questo che, bene o male, non spetta a me giudicare, scrivo di vita vera e vissuta. Certo, decontestualizzando, “romanzando”, ma parlo di cose che conosco molto bene. Scarponi lisi e dalla suola consumata, questo ci vuole. Hai ragione. Adoro autori come Edward Bunker anche per questo motivo, li sento fratelli.
    Belin, ma ti stai gurizzando? 😀 😀 😀

    Piace a 1 persona

      • Dai non ci credo 😀 Comunque ha scritto ottimi romanzi (Animal Factory, Come una bestia feroce, ecc) e ha fatto da consulente per il cinema con DeNiro e altri, ha scritto molte ottime sceneggiature per Steve Buscemi, Dustin Hoffman ecc Poi il suo passato criminale ha ispirato molti personaggi cinematografici al punto che Tarantino lo volle per interpretare Mr. Blue ne Le Iene

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