Bruce Marshall scrittore scozzese

candele gialle per parigi copertina

Una delle mie prossime letture

 

Pochi conoscono, o ricordano, lo scrittore scozzese Bruce Marshall. La sua attività di scrittore ha almeno 2 elementi che possono esserci molto utili, e adesso cercheremo di vederli assieme. 

Piccola digressione: mai definire “inglese” chi abita in Scozia. La reazione che potrebbe avere può essere imprevedibile. Vale a dire molto spiritosa (al minuto 3:10 di questo vecchio filmato), oppure meno spiritosa. Anche perché uno scozzese non abita la Scozia: è scozzese. Viceversa, l’italiano abita l’Italia: nel senso che vi si è accampato (come scriveva lo scrittore Ennio Flaiano). E questo atteggiamento spiega un mucchio di cose, vero?

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Il romanzo sul terrorismo di Joseph Conrad

 

 

Il signor Verloc è un marito onesto e commerciante sfuggente nella Londra di inizio Novencento. Quello che tanti ignorano è che nel suo piccolo negozio un po’ dimesso lui offre asilo a un gruppo di anarchici che si riuniscono di sera per sognare attentati e rivoluzione.
Quello che pochissimi sanno è che lui fa il doppiogioco. In realtà è un agente segreto di una potenza straniera.

“L’agente segreto” è un romanzo dello scrittore polacco naturalizzato inglese Joseph Conrad, conosciuto per opere come “Cuore di tenebra” o “La follia di Almayer”. L’editore è Newton & Compton, mentre la traduzione è a cura di Annagrazia Bassi.

Il signor Verloc viene convocato dall’ambasciatore di questa potenza straniera dell’Est Europa. Se vorrà continuare a ricevere lo stipendio dovrà fare di più e meglio. Cosa? Organizzare un attentato, ma non contro le istituzioni politiche, né quelle religiose perché un simile atto al di là del clamore iniziale, finisce per essere inghiottito dalla noia e dall’indifferenza. L’attentato dovrà avere come oggetto la scienza. Per questo l’obiettivo sarà il parco di Greenwich, dove ha sede l’Osservatorio Reale.

Il nostro protagonista, oltre alla moglie e alla suocera, vive con il giovane cognato, un ragazzo con dei problemi mentali del tutto incapace di badare a sé stesso e facilmente impressionabile. Questo giovane col tempo ha sviluppato una sorta di timore reverenziale e ammirazione per Verloc, e fa tutto per lui. Proprio tutto.

Anche portare la bomba all’Osservatorio Reale di Greenwich; ma inciampa in una radice, cade, innesca la spoletta contenuta in un contenitore, e muore dilaniato.

Cominciamo col dire che la scrittura di Conrad è sempre generosa, traboccante, per alcuni eccessiva. Io ho sempre immaginato che mentre scriveva pensasse: “Cari inglesi, io sono polacco ma so scrivere meglio di voi, zoticoni che non siete altro!”.

Credo che “L’agente segreto” sia tante cose; ma soprattutto rappresenti bene a cosa conduca l’eccessiva fiducia che si pone negli altri.
Stevie, il giovane cognato, si adegua, fa quello che gli dicono, la sorella innanzitutto, e poi proprio il signor Verloc, che lo trascinerà alla rovina, pur non volendolo.

Ma forse il vero regista di tutta questa storia non è l’ambasciatore della potenza straniera, che avvia tutto. Né la polizia che si mette sulle tracce degli anarchici. E nemmeno gli anarchici, che Conrad dipinge come parolai che vivono in un mondo ideologico sognando o di farsi esplodere, per rimarcare la loro superiorità su ogni legge o ordine; o di rendere migliore il mondo scrivendo la propria autobiografia.

No: forse il burattinaio inconsapevole è la signora Verloc. Una donna pratica, coi piedi per terra, che ha finito per sposare il signor Verloc più che altro per assicurare al fratello e alla madre, un futuro senza pensieri.

Col suo piglio preciso, concreto, la sua grande fiducia nel marito, e nella bontà delle proprie decisioni (ha rinunciato al possibile matrimonio con un giovane perché il padre di lui non voleva essere imparentato con Stevie, suo fratello), non ha bisogno di osservare la realtà. Si illude che tutto sia come appare.

Certo: vede questi anarchici che si riuniscono in casa sua. Ne ascolta appena i discorsi; si accorge dell’innamoramento di uno di essi nei suoi confronti. Ma non ci bada. È persuasa che il marito abbia la testa sul collo, e che nulla possa andare male. Invece tutto andrà malissimo.

Una storia sulla fiducia cieca dunque, capace di portare un individuo a ignorare quello che accade attorno a lui, salvo poi aprire gli occhi quando l’irreparabile accade. E da lì in avanti, ci sarà spazio solo per altri atti irreparabili.

Come sempre alla prossima e sino ad allora: Non per la gloria, ma per il pane.


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Esistono le affinità tra scrittori? Un caso bizzarro

Nel 1995 in Francia usciva il romanzo di Maurice G. Dantec dal titolo “Les Racines du Mal”. Nel 1999 la casa editrice “Hobby & Work” lo pubblicava per la prima volta in Italia col titolo “Le radici del male”. 

Nell’aprile del 2018 io lo acquistavo su IBS con uno sconto del 50%. Perché ne parlo? Continua a leggere e lo scoprirai.

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Perché Charles Dickens è più moderno dei giovani scrittori di oggi

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Può sembrare un paradosso ma forse è solo qualcosa di molto banale. È che se si vive in un sottoscala come fa il sottoscritto (un sottoscala metaforico s’intende, non reale), e si sta distante dal rutilante corso delle cose; si finisce col riflettere tanto. E anche con lo scrivere post come questi. 

(Adesso dimmi un po’ dove trovi uno che scrive “rutilante”).

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Le mie prossime letture (in attesa di staccare la spina)

trilogia delle erbacce

Lo so che non importa niente a nessuno. Però questo blog bisogna pur riempirlo di contenuti, e per questa ragione scrivo post di questo genere. Per mostrare che questo raccontastorie che risponde al nome di Marco Freccero, be’… Mi prenda un colpo! Legge!

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Video: “Vuoi star zitta, per favore?” di Raymond Carver

Ancora un libro di Raymond Carver, nella vecchia edizione di Minimum Fax.

Buona visione!

 

 

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La storia è un ornitorinco

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Un tempo l’autore di una storia interveniva pesantemente per indicare, spiegare, introdurre personaggi oppure situazioni. Questo era il modo di fare, anzi di scrivere, agli inizi del romanzo. Lo scrittore era una specie di “cicerone” che nei momenti salienti sbucava fuori per illustrare eventi cardinali all’interno dei una storia. Adesso tutto questo appartiene al passato. O quasi. Continua a leggere

Come Dostoevskij si autopubblicò (non è uno scherzo)

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Molto spesso si scrive e si ripete che chi si autopubblica se la canta e se la suona. Siccome non c’è il vaglio di nessuno, pubblica tutto, a ogni istante, senza andare troppo per il sottile.

E infatti possiamo affermare che buona parte del materiale autopubblicato su Amazon o altrove è di scarsa qualità.

Tuttavia…

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Le persone non servono – Video

È vitale, ma se ne parla poco. Soprattutto se ne parla senza ben capire che cosa sta succedendo al lavoro. Forse è meglio provare a leggere qualcosa che affronta il problema in un modo schietto, lontano dal pessimismo ma pure distante dalla cieca e un po’ folle fiducia che occorre avere nella tecnologia. Perché se non si prenderanno i giusti provvedimenti, sarà un guaio…

Buona visione!

 

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Cattedrale – di Raymond Carver

 

Uno dei libri che per me è stato fondamentale. Assodato che come racconta storie sono uno scarpone, di certo lo sarei molto di più se non avessi incrociato nel mio percorso di scrittura questo libro. “Cattedrale” di Raymond Carver.

Ne parlo in questo video: buona visione.

 

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Ho recensito Miele, un romanzo introvabile di Torgny Lindgren

Lo sai perché il mio canale YouTube non diventerà mai popolare?
Perché non solo parlo di libri spesso poco popolari (però mi piacciono, che vuoi farci?).
Ma perché recensisco libri introvabili.
Per esempio il romanzo “Miele” di Torgny Lindgren, praticamente introvabile.

 

 

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Revolutionary Road – il lato oscuro del sogno americano

freccero parla di revolutionary road

Uno dei romanzi più importanti del Novecento: vale a dire “Revolutionary Road” dello scrittore statunitense Richard Yates. Una coppia felice, come quelle che per anni hanno imperversato sul grande schermo, grazie alle case di produzione di Hollywood. Ma è tutto oro quello che luccica.

Richard Yates ci prende per mano e ci conduce in un viaggio dentro il “sogno americano”, e il suo sguardo profetico ci fa capire quanto sia fasullo, e orribile.

Buona visione.

 

 

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Lev Tolstoj: la bellezza è precisione

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Sempre utile leggere i pensieri di un gigante come Lev Tolstoj. In fondo se vuoi scrivere devi leggere; meglio se ogni tanto frequenti anche un pezzo da novanta come lui.

Siccome un sacco di gente è terrorizzata dalla mole (sublime) delle sue opere, ne sta alla larga. Allora potresti cominciare a leggere “Tolstoj” di Piero Citati, dell’editore Adelphi. Poco più di 300 pagine mentre il prezzo è di 13 euro.

E che ci dice questo scrittore russo a proposito della bellezza? Leggiamolo!

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Lev Tolstoj: attento a non cancellare quello che è buono

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Ho letto un libro di Piero Citati dal titolo “Tolstoj”. L’editore è Adelphi. Magnifica lettura, che consiglio a tutti gli amanti del conte.
Ma fermiamoci a leggere quello che Lev Tolstoj scriveva a proposito della scrittura.

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Per scrivere bisogna leggere. O no?

foto marco freccero

 

Per scrivere bisogna leggere molto, anzi moltissimo. È quanto si dice e si ripete da un po’ tutte le parti. Pure io lo ribadisco e lo scrivo su questo scalcagnato blog, di tanto in tanto. In parte per darmi un tono (devo pur cercare di vendere la mia Trilogia delle Erbacce, giusto?), in parte perché ci credo.
O no?
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Perché è sbagliato paragonare Tolstoj con Dostoevskij

 

Hai presente quelle discussioni su un autore che è meglio di un altro? Di solito si parte dai classici e si fanno paragoni (per esempio) tra Tolstoj e Dostoevskij. Per un po’ di tempo persino io mi arrovellavo (bello il verbo «arrovellare», vero? Lo metto, così chi legge si rende conto che questo è un Signor Blog), e cercavo di capire quale dei due fosse superiore all’altro. I pregi dell’uno e dell’altro, i difetti dell’uno e dell’altro. Probabilmente avevo un mucchio di tempo libero…

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Cosa ho imparato leggendo “L’obelisco nero”

copertina romanzo l'obelisco nero

 

Un sacco di gente dice che ‘sti scrittori da quattro soldi, sì insomma, ecco, proprio quelli lì: gli autoeditori, non leggono mica. Non leggono, e pretendono di scrivere, ah! Ah! Ah!
Ma qui si legge, signore e signori.

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