Il canale YouTube: i video di agosto

 

Agosto di solito è il mese delle ferie, ma il mio canale Youtube ha continuato a sfornare video: uno alla settimana, di giovedì.

Il primo è uscito il 3 agosto e ha riguardato il romanzo “Vita e Destino” di Vasilij Grossman.

Il 10 agosto è uscito invece un video dedicato al magnifico “Il grande sonno” di Raymond Chandler.

Il 17 agosto invece il video ha affrontato “La nuova rivoluzione delle macchine“.

Il 24 agosto tocca invece al romanzo: “Memento mori” di Muriel Spark.

Il mese si è chiuso con un book tag!


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“Non hai mai capito niente”: ebook scontato per 2 giorni!

sconto non hai mai capito niente

 

Il 5 maggio del 2014 auto-pubblicavo il primo capitolo della Trilogia delle Erbacce. Per questa ragione ho deciso di ricordare questo evento : ma come? L’ebook “Non hai mai capito niente” è scontato per 2 giorni.

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Perché ti conviene costruire relazioni

copertina biografia george mackay brown

 

Non so se fai anche tu la stessa cosa, ma immagino di sì. Leggi un libro, trovi qualcosa di interessante, te lo segni perché da lì puoi ricavare qualcosa per un post, e poi… Te ne dimentichi! Ecco, a me è successa la medesima cosa. Poi me ne sono ricordato…

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Non troppi dettagli, mi raccomando!

(…) i dettagli, anche molto interessanti, affaticano l’attenzione.

 

Lo scrive Čechov. Un po’ tutti sappiamo che i dettagli, nel lavoro di un falegname, o di chi scrive (che poi non c’è tutta questa differenza), sono importanti.

Uno dei miei difetti di un tempo (adesso per fortuna sostituiti da altri, più nuovi e sottili), era lasciarmi andare a lunghe e dettagliate descrizioni.

Capita quando si crede che lo scrivere sia metterci tutto, proprio tutto. Quasi che lasciare fuori qualcosa possa compromettere l’equilibrio della narrazione.

Lo scrittore russo ci ricorda invece che anche per ragioni fisiche, i dettagli possano affaticare chi legge.

Esatto, le sue sono linee guide, ma conviene seguirle. No, non sono ingredienti precisi. Non si tratta di preparare una crostata. Quali sono i dettagli da mettere, e quali da lasciar fuori, è una bella domanda.

È una questione che deve risolvere il singolo, e nessun altro. Se vuoi la bicicletta, non puoi chiedere che alla prima salita subentri un altro al tuo posto.

So ben poco; ma spesso la profusione di dettagli risponde più all’esigenza infantile di dimostrare che si ha padronanza della lingua, mentre invece occorrerebbe averla della storia.

Certo: la letteratura offre abbondanti esempi di autori che si sono lasciati andare, e hanno riempito le pagine di dettagli.

Che però ci annoiano, anche se magari sono frutto del nostro autore preferito.

La domanda è: ci annoiano perché sono inutili, oppure perché nel XXI secolo non amiamo più un certo modo di narrare? L’incipit de “I promessi sposi” è lento e Manzoni ha preso una cantonata, oppure noi siamo ormai abituati a una scrittura che vada al sodo?

Spiacente. Ogni storia ha i suoi problemi e le soluzioni sono da qualche parte al suo interno. Occorre pazienza, silenzio e attenzione. Qualunque altra indicazione temo che sia del tutto arbitraria.

La separazione

Ogni volta che il narratore onnisciente adotta lo stesso linguaggio dei personaggi, un’opera narrativa perde tensione e cala di tono.

 

Lo scrive Flannery O’Connor. Si tratta di quel tipo di frasi che di solito si leggono, e poi mesi dopo, si rileggono e ci si rende conto che contengono parecchia verità. Sembra essere una questione da poco, ma è una delle ragioni che separa uno che sa scrivere, da uno scrittore.
La voce di chi racconta e dei protagonisti deve essere differente. Ovvio?

Non credo. Il linguaggio dei bambini non può certo essere come quello degli adulti, (ma pochi se ne rendono conto, o meglio: pochi si prendono la briga di adottare un altro linguaggio), e uno degli aspetti più difficili da rendere sulla pagina è proprio il mondo infantile.

Charles Dickens, o Stephen King, sono tra coloro che ci sono sempre riusciti bene.

E io, ci sono riuscito? Temo di no, ecco il motivo grazie al quale nessuno si dimostra davvero entusiasta di quello che produco. Avere una buona scrittura non è sufficiente, anche se è uno dei pregi che la pagina deve avere.

Scrivere è un altro paio di maniche.

Riuscire a separare se stessi, dalla materia che si è chiamati a lavorare, è un’impresa titanica. Forse è per questa ragione che nessuno ci bada. E così si ritiene che non esista affatto questo problema. Ma ignorare una cosa non rende quella cosa meno importante, oppure inesistente.

E se dovessi indicare come riuscire in una tale separazione, ebbene, non sarei in grado di fornire un consiglio adeguato.

Leggere? D’accordo, ma qui è necessario dell’altro. E questo altro (il talento) non si può rubarlo dai libri. O ce l’hai, oppure no.