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Come costruire il proprio capitale sociale col blog?

 

Si scrive e si ripete che il blog deve ospitare contenuti di qualità, e fin qui ci siamo. E che parlare troppo di sé, delle proprie opere, non farà che allontanare le persone. I lettori, lo ripeto, sanno perfettamente che io se sono qui è per uno scopo ben preciso. Vendere i miei racconti, esatto.
Ma so anche che loro non hanno alcun motivo per darmi la loro fiducia, e fanno bene. Chi sono io? Uno dei tanti che scrive. Che bravo: ci mancava proprio Marco Freccero a completare il panorama di quelli che scrivono.

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Ecco perché arriveranno le magliette della Trilogia delle Erbacce

maglietta trilogia delle erbacce

 

Da qualche giorno su Facebook appaiono strane immagini. Sono di magliette, ma non qualsiasi. Sono magliette della Trilogia delle Erbacce.
Ho capito che «autoeditore» vuol dire agire in maniera differente. Originale. Me ne sono reso conto quando, qualche giorno fa, ero sul sito di Cory Doctorow. Questo canadese che fa il giornalista, lo scrittore, eccetera eccetera, ha, per esempio, offerto a chi preordinava un suo romanzo un piccolo aggeggio tascabile. Una specie di coltellino svizzero sui generis per stappare le bottiglie, e altro ancora. E mi sono domandato: ma io che cosa diavolo faccio? Posso inventarmi qualcosa?

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Piccolo dizionario dell’autoeditore: A come Ascolto

 

In verità è un dizionario dedicato a tutti coloro che, a un certo punto, decidono di usare la parola con serietà. E anche per ricordare che nel 2017 una persona che si autopubblica non vuol dire nulla, mi spiace. Soprattutto, usiamo le giuste parole: non autore che si pubblica, ma autoeditore.
Questi minuscoli post (definirli «mini» non mi va), sono già apparsi sulla mia pagina Facebook in una forma di fatto uguale a questa che stai per leggere. In realtà avevo pensato di farne dei video, ma per il momento appariranno come testo.

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Le storie parlano di sfumature, non di regole

copertina ultimo giro di valzer

 

Sappiamo che per scrivere una storia occorre rispettare delle regole: bene. Le impariamo, come è giusto che sia, o in famiglia, o a scuola, o in entrambi i luoghi (e pure in altri posti). Hanno un sacco di ottimi vantaggi, ma anche un difetto. Se non si fa attenzione diventano Leggi Immutabili, e saranno poi esse, e non noi, a osservare il mondo. Questo è un bel problema; ma se hai l’ambizione di scrivere storie, rischia di diventare un enorme problema.

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4 mesi, 8 recensioni: è giusto parlare di successo?

copertina la follia del mondo

 

Il 2 dicembre «La Follia del Mondo» appariva sui principali store online. Adesso siamo ad aprile e se vado su Amazon trovo 8 recensioni. Per questa ragione mi sono domandato se potessi fregiarmi del titolo di «Raccontastorie di successo»; e ho risposto di sì. Poi mi sono posto un’altra domanda: ma quando si può iniziare davvero a parlare di successo? È misurabile? Come? E il successo, questo successo, il mio successo: ha un senso oppure è solo l’illusione di un povero vecchio?

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