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Una brutta storia estiva – Ottava parte

una brutta storia estiva

 

«E me lo dice ora? Da mezz’ora mi sgolo, e me lo dice adesso?»
«Non so quanto sia importante. Nella scrivania del suo ufficio in comune, abbiamo trovato un’agenda. E la moglie, quando gliel’abbiamo mostrata, ha dichiarato di non saperne nulla.»
«Sì.» Incrociò le dita lunghe sul piano della scrivania.
«L’aspetto curioso è che nelle ultime cinque settimane era stato tre volte dal suo medico curante.»
«Come si chiama?» Prese una penna e un foglio di carta.
«Roberto Lazzari.»
Il sostituto scrisse, alzò d’un tratto il capo: «Ho già sentito questo nome. Perché?»
«Eccome. Il figlio a settembre sposerà l’unica figlia del fondatore di una multinazionale svizzera. Si occupano di un po’ di tutto: cibo, orologi, oro. Gente con montagne di denaro.»
Il procuratore fischiò: «Questo si chiama dare una svolta alla vita. Ma torniamo al Pittaluga.»
«Abbiamo chiesto alla moglie di cosa soffrisse. Lei non ne sapeva nulla. Anzi. Da oltre vent’anni, a sentire lei, non andava dal medico. Lei insisteva perché facesse dei controlli periodici, vista l’età. Ma lui se ne infischiava.»
«E che dice il medico.»
«Che era sano come un pesce. Ma che stava diventando ipocondriaco.»
Il sostituto posò la penna. Si alzò, e camminò sino alla finestra, le mani dietro la schiena.
«Eh! Qui potrebbe esserci qualcosa.» Si voltò, piantò gli occhi sul brigadiere.


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Intervista alla scrittrice Nadia Banaudi

sito nadia banaudi

 

Secondo appuntamento con le interviste.
Con Nadia Banaudi ho già parlato in una precedente intervista, ma questa volta ho preferito puntare la mia attenzione su un aspetto meno considerato. La professionalità di chi scrive. Nadia, tra le altre cose, ci parlerà di “crowdfunding”, avendo lei un editore alle spalle.

Buona lettura.

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Autoeditoria: Intervista a Oscar J. Lufuluabo

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Da oggi, e spero per un po’, inizia un nuovo giro di interviste. Dopo quelle agli scrittori liguri ho deciso di ampliare i miei interessi e intervistare altri autori. Ma con uno scopo: quello di mostrare e dimostrare che un autore che si autopubblica (meglio: un autoeditore), non è affatto un dilettante, uno che si improvvisa. Si tratta, spesso, di persone che hanno ben chiaro quello che vogliono e che sanno come muoversi. Lo scopo di queste chiacchierate infatti, è indicare come l’autoeditoria, anche in Italia, sta crescendo e si sta lasciando alle spalle il dilettantismo, il pressapochismo, per diventare col tempo che passa, sempre più professionale.
A chi sono dedicate queste interviste? Al pubblico. Ai lettori, alle lettrici. Se è vero che tanta autopubblicazione è, ahimè, ancora di pessima qualità, ci sono sempre più autori e autrici che lavorano sui propri testi con passione e professionalità. E in futuro emergeranno solo quelli che avranno queste due qualità: passione e professionalità.

Ad aprire le danze: Oscar Jacques Lufuluabo.
Buona lettura.

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I miei anni ’80

logo i miei anni ottanta

 

L’idea di questo gioco è di Miki Moz, ma poi sono stato coinvolto dal blog La nostra libreria (gestito da Glò e PG). Potevi sottrarmi?

Be’, sì: le isole Svalbard continuano ad avere un certo fascino su di me, ma pure l’isola di Fair non è niente male. Ma non sono riuscito a fare il biglietto e a tagliare la corda, quindi ho accettato.

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Il 2017 sarà l’anno del blog (tanto per cambiare)

i benefici del blog

 

Cosa andrà per la maggiore nel 2017?
Me ne rendo conto: questo è un post che poteva e doveva arrivare prima, non adesso che siamo a maggio inoltrato. Be’, mi spiace ma io sono fatto così.
Il punto è che dovrei aumentare il numero dei post, sul serio; Già sono a 3. E qualche mese fa avevo annunciato che sarebbero stati solo 2: e invece…

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