Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Scrivere vuol dire scendere in profondità

copertina l'ultimo giro di valzer

 

In tanti affermano che per chi scrive è indispensabile un posto tranquillo. Peccato che non sia affatto così, perché c’è un discreto numero di autori del passato che ha avuto la straordinaria capacità di scrivere seduti al bar, in mezzo alla gente. Li invidio, perché io non ci riuscirei. Magari si tratta solo di abitudine, e se mi impegnassi un poco riuscirei a farlo e con risultati sorprendenti.
Ma perché cambiare? Quello che mi ci vuole, o meglio che vorrei, è un posto isolato. Una baita in montagna, una corona di monti attorno, prati e boschi. E il silenzio…

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Scrivere è un salto nel buio (per questo pochi lo fanno sul serio)

foto copertina

 

Uno potrebbe pensare: ma di che parla costui? Scrivere è un salto nel buio? E da quando?
Da sempre, in realtà.
E se hai la fortuna di scrivere un romanzo a 4 mani, come io ho fatto con Morena Fanti, capirai in fretta che non è più semplice, ma solo più complicato. Ma ci piace renderci la vita difficile, che vuoi farci?

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Le storie parlano di sfumature, non di regole

copertina ultimo giro di valzer

 

Sappiamo che per scrivere una storia occorre rispettare delle regole: bene. Le impariamo, come è giusto che sia, o in famiglia, o a scuola, o in entrambi i luoghi (e pure in altri posti). Hanno un sacco di ottimi vantaggi, ma anche un difetto. Se non si fa attenzione diventano Leggi Immutabili, e saranno poi esse, e non noi, a osservare il mondo. Questo è un bel problema; ma se hai l’ambizione di scrivere storie, rischia di diventare un enorme problema.

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La scrittura a 4 mani e il colore dei capelli

copertina l'ultimo giro di valzer

 

Sono tante le sfide e i problemi che si devono affrontare quando per esempio si scrive un romanzo a 4 mani. Ma alcune pratiche sono necessarie più che mai, e devono essere per forza di cose applicate. Per esempio: le schede dei personaggi.

Il colore

Esatto: all’inizio della nostra avventura a 4 mani, abbiamo creato delle schede per ciascuno dei protagonisti. E per me è stato un lavoro decisamente inedito. Perché per i miei racconti non ho mai fatto niente del genere. Zero schede, zero tracce; parto con il titolo, con un’immagine e vedo dove andremo a finire. È sbagliato? Non so; a me non pare affatto, ma sono certo che a un sacco di persone questo mio metodo di lavoro non piacerà per nulla. Pazienza.

Ma adesso torniamo all’argomento di questo post: il colore dei capelli dei personaggi. Perché immagino che il lettore potrebbe chiedersi:

«Ma se uno scrive che Caio ha i capelli neri, mentre Sempronio li preferisce rossi, che si fa?»

A noi non è successo niente del genere. Non abbiamo mai litigato sull’aspetto fisico dei personaggi, e nemmeno su cosa vestivano e perché e neppure sul modello di automobile.
E credo che tutto questo accada per un motivo molto semplice: non abbiamo improvvisato la nostra collaborazione. Ci sentivamo e ci conoscevamo già da un pezzo, e quando è venuto il momento di partire, non abbiamo avuto questo genere di problemi. Forse rischio di apparire monotono: ma scrivere a 4 mani è più dura che scrivere da soli. Occorre essere determinati e conoscere l’altro. Sentirsi al telefono. Non è possibile delegare alle mail o alle emoticon.
Quando si scrive un romanzo a 4 mani è evidente anche alle pietre che l’idea parte da uno dei due. Costui, in linea di massima, conosce i protagonisti, forse sa già parecchio sul loro aspetto esteriore.
Non credo affatto che si tratti di aspetti secondari; ma scatenare una guerra sul colore dei capelli, quando in ballo c’è una bella storia, mi pare una follia. Perché quello che a entrambi stava a cuore era lo volontà di scrivere una storia coi fiocchi, e onesta. Quello era il punto da non perdere mai di vista.
Se si tiene fermo questo punto; se ci si rende conto della qualità della storia, a quel punto si lavora al meglio per far sì che sia una buona storia. A noi due interessava gettare la luce sui personaggi, sul fatto che all’improvviso scoprivano, a proposito della persona con la quale vivevano, un aspetto inedito. Sorprendente e sconvolgente. Da questa specie di rivelazione, nascevano delle reazioni. Questo era il punto da tenere bene in vista, e da non mollare mai.
Il resto? Il resto era importante, ma non essenziale, semmai funzionale al tipo di storia che stavamo scrivendo.

La costruzione di un romanzo

La costruzione di un romanzo richiede pazienza e tempo, e permette a due autori di sbizzarrirsi; non manca lo spazio dove ciascuno può inserire qualcosa di personale. Non significa che puoi allungare il brodo, dilungarti, perché hai ceduto sul colore dei capelli e allora in cambio il tuo collega…
No.
Ne parlerò ancora, ma per adesso ricorda questo: il cuore della storia al centro di tutto. Costruire un romanzo significa infatti individuare dell’ottima materia (e su questo entrambi non avevamo dubbi), e lavorare solo per renderla migliore, al meglio delle nostre possibilità. E l’idea base del nostro romanzo a me pareva dannatamente buona.

La domanda delle 100 pistole

Come decidi dell’aspetto fisico dei tuoi personaggi?


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