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Autoritratto del Raccontastorie da giovane – Parte Quattro

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Continua l’esaltante cronistoria disordinata del raccontastorie da giovane (che poi sarei io). Sembra incredibile ma siamo già arrivati alla parte numero quattro. Chissà cosa ci aspetta, di bello ed esaltante (anticipazione: nulla).

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Come raccontare la morte? Vasilij Grossman

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Spesso si consiglia la lettura di certi autori per la denuncia contenuta nelle loro opere; io credo sempre di più che sia un errore. Perché prima di tutto occorre invece osservare la scrittura, lo sguardo dello scrittore…

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Autoeditoria: perché sì

5 dicembre

 

Ci sono una serie di ottime ragioni per scegliere l’auto-editoria, e proverò a spiegarle. Alcune di esse arrivano da riflessioni che, ogni tanto, puoi trovare sulla mia pagina Facebook. Poi, cerco di svilupparle altrove, o meglio: sul mio blog.

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Perché scrivo racconti (e non romanzi)?

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La risposta secca? Perché mi piacciono. E poi perché…
Non è semplice rispondere a una domanda del genere, perché niente lo è, se hai a che fare con la parola.

Un’esperienza per un’esperienza più profonda

Alcuni dicono di preferire il romanzo perché questo darebbe la patente di scrittore. I racconti sono troppo “facili”. Sciocchezze. Gente come Tolstoj, o Dostoevskij, sono diventati tali perché avevano talento (che è rigorosamente antidemocratico), e perché scrivevano: racconti e romanzi.
Di certo il romanzo è un compagno più arcigno e tende ad accompagnare di più chi scrive.
Il racconto ti prosciuga più velocemente: devi arrivare alla polpa in maniera convincente. Non è affatto più semplice o facile da affrontare. Richiede invece una scrittura un poco diversa. Occorre scendere in profondità, e trasmettere il senso di quello che si scrive. Si tratta di un’esperienza che cerca di fornire, a chi legge, un’esperienza più profonda.
D’accordo: e il romanzo?

L’accumulo dei dettagli

Be’, qualcosa in passato ho scritto, ma non faccio testo. Sia chiaro: un romanzo non è una faccenda che si distingue dal racconto perché ha più pagine. O perché ci sono un sacco di personaggi. Queste sono banalità, che tuttavia hanno ancora un discreto seguito.
Che sia una storia breve o lunga, fatti e personaggi si influenzano proponendo a chi legge un senso. Flannery O’Connor diceva che il romanzo funziona attraverso un’accumulazione di dettagli più lenta del racconto, il quale invece, per riuscire, deve avere un impatto immediato. Non è una definizione molto efficace? Al contrario: funziona alla grande. Se pare perdente, è perché vogliamo le ricette vincenti, la pappa pronta e possibilmente già masticata, così facciamo poca fatica a tradurla in pratica. Quando l’obiettivo non è raccontare storie, ma produrre dei best-seller, non si ha tempo per queste quisquilie, giusto? E certo, pure io vorrei vendere come King: ma non sono disposto a cambiare la mia narrativa, a scrivere in maniera differente. Ma farò di tutto per dimostrare che la mia idea di narrativa è l’unica in grado di sfidare i secoli.
Ti piace quell’altra? Buona lettura.
Preferisci scrivere dell’Ubalda tutta calda? Accomodati.

Che cosa è importante

Come come come?
Non ho spiegato per filo e per segno perché sino a ora ho scritto racconti? Non l’ho spiegato perché non è importante. Se racconti storie, l’importante è comunicare.

La domanda delle 100 pistole

Ti spaventa di più il romanzo o il racconto?

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